Antonio Franceschini
La moda a 360 gradi, da Riccione al Mozambico

Antonio Franceschini <br> La moda a 360 gradi, da Riccione al Mozambico
Riccione Moda Italia Sfilata Caleidoscopio by Kota Koga

Riccione Moda Italia
Sfilata Caleidoscopio by Kota Koga

Antonio Franceschini, responsabile nazionale di Cna Federmoda, è volente o nolente, uno dei massimi esperti europei di fiere ed internazionalizzazione: la sua presenza ai maggiori saloni è infatti una costante, mentre in Italia è l’anima di Riccione Moda Italia, la manifestazione che ospita anche il Concorso Nazionale Professione Moda Giovani Stilisti, in programma ogni anno a luglio e arrivato alla 26’ edizione. Proprio questo concorso, come anche altre iniziative collettive degli artigiani ai saloni di Milano e Parigi, è uno degli spunti per analizzare gli accordi internazionali fatti da Cna e valutare mercati e nuove reltà, come il tacolo del Comotato per la Moda e l’Accessorio del quale fa parte anche Cna Federmoda.

Il sistema fieristico è ancora il miglior veicolo di presentazione dei prodotti?
Le fiere rimangono uno dei principali canali per presentarsi alla grande platea internazionale. Allo stesso tempo questo strumento deve essere sempre più pensato come parte di un più ampio programma di azioni di comunicazione. Gli operatori commerciali, sulla base di una attenta analisi che abbiamo condotto sul campo, dedicano poco tempo alla ricerca di nuovi fornitori. Per le manifestazioni italiane si rende poi necessaria una revisione della programmazione e una messa in sistema dei programmi soprattutto per la filiera a monte dove ci troviamo con una pluralità di eventi sparsi lungo il calendario mentre il principale competitor internazionale propone una piattaforma integrata.

Avete scelto anche la via del web con Moodmarket. Che risposta avete avuto?
Moodmarket raccoglie l’intuizione del Progetto “manifattura italiana”, ne è in un qualche modo un suo spin off. Con “manifattura italiana” iniziammo a promuovere la filiera moda nel suo complesso avendo ben chiaro che il valore del made in Italy è rappresentato dal permanere in Italia di tante imprese artigiane, di tante piccole e medie imprese che rappresentano la spina dorsale del sistema moda. Iniziammo a promuovere il conto terzi e la subfornitura intesa come offerta di componenti che rivestono un ruolo di rilievo all’interno delle collezioni moda: ricami, bottoni, passamanerie, cerniere, etichette, ecc. Il portale Moodmarket è organico a “manifattura italiana” e ci permette una promozione continua con azioni di comunicazione dedicate ed è un ottimo strumento per far dialogare ed incontrare tra loro le imprese avendo anche una funzione dedicata all’organizzazione di matching che già abbiamo realizzato nel 2015 e ripeteremo quest’anno. La risposta che abbiamo è estremamente interessante.

Siete tra i “fondatori” del Comitato per la Moda e l’Accessorio. Dopo pochi mesi di attività e l’avvicendamento Calenda-Scalfarotto e il ritorno di Calenda come ministro che prospettive vedete in questo tavolo di lavoro?
Le aspettative sono alte, ci auguriamo che il tutto non si trasformi in una ennesima bolla di sapone. Già in passato, in altre legislature, abbiamo assistito a livello ministeriale alla costituzione di “tavoli” più o meno settoriali che non hanno portato ai risultati auspicati, la logica di sistema non è mai riuscita a prevalere su quella particolare e gli interessi specifici dei componenti i tavoli hanno finito per inficiare le prospettive originarie. Noi sosteniamo la necessità di ragionare in termini di filiera e auspichiamo che questa non sia l’ennesima occasione persa. Oggi si è iniziato un lavoro di approfondimento su argomenti specifici come sostenibilità, formazione e opportunità offerte dal mondo dei cosiddetti millenials, è poi in corso un tentativo di portare a sistema anche il programma fiere e sfilate. Il lavoro fin qui condotto sta portando i primi risultati e confidiamo possa essere l’occasione giusta.

CNA Federmoda si distingue ormai da anni per progetti e iniziative su mercati non usuali, come ad esempio il Mozambico. E’ una scelta fatta per uscire dai contesti abituali o siete alla ricerca di nuovi mercati sia per l’import che per l’export?
E’ una scelta innanzitutto di attenzione culturale a ciò che si muove attorno a questo mondo nelle diverse latitudini e longitudini del pianeta, senza preconcetti e pregiudizi. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che lo spirito creativo è diffuso ed anche in Paesi con problematiche economiche e sociali complesse l’attenzione dei giovani verso la moda e la creatività è alta. L’esperienza ci ha dimostrato come molto spesso l’dea innovativa sia la sintesi di un fluire di contaminazioni, intrecci e sinergie venuti dal contatto con espressioni di differente ambito, con visioni estetiche lontane dalla nostra, che stimolano la sperimentazione e ispirano nuove linee di tendenza. Favorire le sinergie internazionali è il modo giusto di intervenire a supporto dell’innovazione nel tessile-abbigliamento anche per le PMI locali. Questa funzione del nostro modello di intervento gode dell’attenzione di operatori e istituzioni sia in Italia che all’estero e CNA Federmoda è stata chiamata a illustrarla in meeting e mostre internazionali a Berlino, Shanghai, Kobe, Tokio e in altre piazze e a riproporla nell’ambito di progetti di collaborazioni con Paesi come Brasile, Burkina Faso e Mozambico. Il rischio è l’autoreferenzialità, dobbiamo quindi impegnarci per conoscere, studiare e capire cosa ci ruota intorno per trovare nuove strade: mi piace ricordare una frase di Vittorio Foa su cui mi soffermo ogni volta che penso a nuove progettualità: “Si ha una rottura epocale quando non cambiano solo le cose che vediamo, ma anche le categorie che adoperiamo per vederle”. Andare quindi ad esplorare contesti nuovi ci ha messo nelle condizioni di cogliere opportunità inaspettate e spunti di grande rilievo, siamo stati tra i primi a percepire il “movimento africano” lavorando per creare opportunità entrambe le parti e questo è puntualmente avvenuto.

Alcune di queste collaborazioni si sono concretizzate a Riccione Moda Italia e nel Concorso Nazionale Professione Moda Giovani Stilisti. E’france300-2 questa la vostra manifestazione di punta?
Nel 1991 abbiamo avviato il Concorso all’interno del più ampio programma di Riccione Moda Italia – RMI – Ricerca Moda Innovazione. L’iniziativa si poneva e si pone ancora due principali obiettivi; dare l’opportunità ai giovani a fine percorso scolastico, sia stato questo all’interno di scuole pubbliche o private, di Istituti Tecnici, Professionali, di Accademie, di Università o altro ancora, di entrare in contatto con il mondo del lavoro e quello di aprire un dialogo tra mondo dell’Istruzione e della Formazione con il mondo delle Imprese. Il Concorso ha visto uscire ragazzi che sono andati ad occupare posizioni di rilievo in tante imprese del settore o ad avviare attività in proprio. Grazie a questa esperienza godiamo di un osservatorio sullo stato della formazione del settore che vanta oltre 25 anni e quando affermiamo che la nostra realtà formativa per il settore è arretrata rischiamo di incorrere in una semplificazione non supportata da dati e di rincorrere ancora una volta atteggiamenti esterofili. Quanti si sono impegnati fino ad oggi per supportare il nostro sistema moda partendo dalla formazione dei giovani? Noi abbiamo svolto un’attività di selezione all’interno del sistema dell’istruzione e della formazione andando a premiare con borse di studio e stage i più meritevoli. Abbiamo avviato un confronto sistemico con le “scuole”, fornendo disponibilità a portare informazioni e formazione attraverso operatori del settore con conferenze, seminari e corsi in quelle realtà che si sono rese disponibili ad ospitarci, investendo come sistema associativo e senza chiedere nulla ad eccezione di ospitalità all’interno dei loro corsi. Il Concorso stesso si è strutturato per divenire un intensivo momento di formazione; i finalisti a Riccione hanno l’occasione di seguire per una settimana percorsi extracurricolari ed incontrare chi la moda la costruisce sul campo. Dal 2000 poi abbiamo costruito un percorso di confronto internazionale che ha visto giovani stranieri portare la loro esperienza a Riccione e nostri giovani svolgere esperienze per accrescere il loro bagaglio culturale. Purtroppo sulla formazione in questi anni abbiamo trovato poca vicinanza: abbiamo invitato ministri ed assessori preposti ma abbiamo incontrato molta disattenzione. Oggi il tema viene posto alla ribalta dallo stesso Governo, ben venga, ma è necessario fare una ampia e approfondita disamina di ciò che insiste sul settore e non affrontare la tematica solo per enunciati. La forza del nostro made in Italy è il connubio tra virtuosismo creativo e virtuosismo produttivo che il nostro sistema ha grazie all’integrità della filiera che ancora può esprimere. Abbiamo la ricchezza dell’artigianato e la grande tradizione della nostra cultura, della nostre arte.

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