Ermanno Rondi
Scuola e imprese: mismatching il più grande rischio

Ermanno Rondi <br> Scuola e imprese: mismatching il più grande rischio

Aziende, scuola e associazioni collaborano da sempre: la formazione delle corrette figure professionali è infatti una delle più grandi ricchezze di ciascun settore. Questa collaborazione esiste anche nel mondo della moda e del tessile e da decenni è oggetto di grande riflessione da parte di tutti i soggetti del sistema.
Ne parliamo con Ermanno Rondi, industriale biellese, responsabile del Gruppo Tecnico di Confindustria su Formazione professionale e Alternanza scuola-lavoro.

Come procede in questi ultimi anni la collaborazione scuola-impresa?
Sicuramente molto bene, forti anche della legge 107 del 2015 che prevede l’alternanza scuola/lavoro. Quello che per molti anni è stato volontariato e buone iniziative dei singoli, adesso è strutturato e disciplinato. Il rapporto è quindi ottimo. Semmai quello che ci fa un po’ preoccupare è la disaffezione che negli ultimi anni si è consolidata tra i giovani nei confronti della formazione tessile. In realtà non solo la formazione tecnica indirizzata al settore tessile patisce a livello nazionale, la crisi economica che da più di dieci anni ha costretto a grandi ristrutturazioni fa sì che quasi in ogni famiglia ci siano esperienze che fanno dubitare dell’opportunità di questo tipo di istruzione.

Quindi verso che tipo di formazione sono indirizzati i ragazzi?
La tendenza nazionale è verso una marcata liceizzazione dei percorsi: 160mila iscritti nell’anno 2016 agli istituti tecnici contro i 200mila ai licei. Da questa scelta in realtà deriva una forte dispersione, perché non tutti i ragazzi che scelgono un liceo poi riescono a completare un percorso che li conduca al diploma prima e alla laurea poi, ma soprattutto un grande mismatch tra richiesta e offerta di professionalità nel mondo del lavoro. Mancano 76mila figure tecniche nelle aziende, contro 359mila laureati in cerca di impiego. Sono dati del 2016.

Queste assenze in azienda si avvertono già in maniera significativa?
Assolutamente sì: da qualche anno importanti ristrutturazioni aziendali ma anche la legge Fornero hanno mantenuto in azienda molti lavoratori in avanti con gli anni, negli ultimissimi anni che questi lavoratori hanno iniziato a lasciare l’attività per raggiunti limiti d’età, il gap generazionale sta venendo fuori con urgenza e raggiungerà il massimo picco tra 3/5 anni. L’auspicio è che dalla percezione di questa grande necessità derivi un nuovo avvicinamento a questo tipo di formazione, in ogni caso il cursus di cinque anni di studio non può essere accorciato.

Qual è il rischio più importante che deriva da questa situazione?
Il rischio è che le lavorazioni in certi settori si spostino in altri paesi: tendenza che è iniziata diversi anni fa per i minori costi da sostenere in materia di manodopera, energia e materie prime, ma che ora potrebbe consolidarsi anche per la mancanza di professionalità.

In tutto questo, qual è il ruolo di imprese, Confindustria e scuola?
Le scuole devono indubbiamente fare orientamento per illustrare le loro potenzialità e la loro offerta, oltre che illustrare il collocamento dei diplomati in uscita. Confindustria ha il ruolo di fornire informazioni oggettive sulle reali necessità delle aziende. le imprese da parte loro devono far conoscere i loro fabbisogni specifici. Tutti, in sostanza, devono lavorare sull’informazione.

Qual è, infine, la situazione del distretto biellese?
L’Itis Sella a Biella sta dando ottimi risultati: gode di stretti collegamenti con le aziende e ad oggi i diplomati sono totalmente occupati subito dopo l’uscita. Va detto che i diplomati non sono molti, 20/25 all’anno, comunque i risultati sono positivi. Con Città Studi, invece, c’è una proficua collaborazione per l’organizzazione di corsi professionali brevi, che vadano incontro alle esigenze delle aziende.

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