Da Milano a Parigi passando da Londra

Si chiuderà in bellezza il tragitto del tessile-abbigliamento italiano dopo l’ottima partenza milanese e la buona ‘sosta’ alla London Textile Fair? In altre parole, Première Vision (col direttore Gilles Lasbordes che ha visitato la fiera londinese accompagnato dall’organizzatore John Kelley) resterà in media o rischia un calo di visitatori proprio perchè in tanti hanno già fatto le scelte per le collezioni?

Domande poste non tanto da noi quanto dagli espositori alla London Textile Fair, che anche oggi ha visto un buon afflusso di visitatori (dopo la festa a tema “School” di ieri sera) di molti tipi, dai grandi brand (ieri Burberry ha visitato più di uno stand) ai giovani stilisti con piccoli atelier in città: quello inglese, e londinese nello specifico, rimane un mercato da seguire con attenzione, magari facendo buon viso anche ad ordini con metrature limitate.

Marigrazia Picchi di Etique ha l’occhio allenato pur essendo alla London Fair per la seconda volta: “Abbiamo incontrato tanti compratori inglesi – dice – ed alcuni di loro li avevamo visti anche a Milano Unica, eppure sono tornati per ulteriori scelte. Londra è un appuntamento importante al quale non vogliamo rinunciare e d’altronde facciamo 14 fiere all’anno. abbiamo saltato View a Monaco di Baviera perchè c’erano troppi turchi e lì la battaglia si fa solo sul prezzo. Nel frattempo l’Italia ha preso il posto del Giappone come nostro primo mercato”.

Soddisfazione anche alla Fortex, azienda che si è divisa tra una deludente Precò Paris e la fiera di Londra: “Il movimento dei clienti c’è stato – dice Annalisa Azzini – e nei due giorni abbiamo visto tutti i nostri clienti, che non sono stati gli stessi di Milano Unica, che per noi è andata benissimo. Ma questa è una fiera che vale la pena fare, lo dimostrano i numeri; noi c’eravamo alle prime edizioni con 25 espositori ed oggi non basta il posto per i più di 450 presenti”.

Ampia e approfondita l’analisi di Luca Saccenti del Lanificio Faisa, altra azienda impegnata nel tour de force Milano-Monaco-Londra-New York: “Qui c’è il mercato di chi fa una moda particolare – dice – ma il prezzo rischia di farla da padrone e lo dimostra la presenza dei turchi ma la vetrina è importante e rimane una tappa da fare. Piuttosto è impensabile continuare a accavallare le fiere come sta succedendo adesso, bisogna mettere ordine nei calendari anche per rispetto a noi espositori, che siamo quelli che paghiamo. Mi pare che si pensi agli organizzatori, agli spazi espositivi e ai clienti e non a noi”.

Una riflessione che prende spunto anche da View a Monaco di Baviera: “Lì il prezzo è la prima e unica cosa che interessa – continua Saccenti – e tranne che per 3-4 grandi clienti non si parla di altro. Benissimo invece Milano Unica, dove abbiamo visto tanti clienti che ci hanno detto che ora hanno il tempo di valutare le scelte per quasi tutto agosto e di essere pronti quando noi riapriamo dopo le feste, per poi andare a Première Vision solo per le ‘ciliegine’ finali. Noi imprendotiri adesso dobbiamo capire se vale la pena fare grandi sforzi per essere pronti a luglio con grande dispendio di energie, e se saremo seguiti dai clienti, che devono essere disposti a vedere la collezione più di una volta, cosa che al momento non sembra possibile o preferibile”.

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