Pitti Uomo, l’ottimismo cala dall’alto

Pitti Uomo, l’ottimismo cala dall’alto

Apertura di Pitti Uomo 92 con un lancio di paracadutisti in piazza della Signoria e con qualche volto (o incarico) nuovo al tavolo delle autorità. Il nuovo presidente di Pitti Immagine (e presidente in attesa di sostituzione di Sistema Moda Italia) Claudio Marenzi con il nuovo presidente del Centro di Firenze per la moda (e fresco past president di Confindustria Toscana Nord) Andrea Cavicchi hanno portato il contributo ‘tecnico’ alla cerimonia inaugurale, introdotta dal sindaco di Firenze Dario Nardella, che ha citato Lorenzo il Magnifico e il suo “Dica pur chi mal dir vuole, noi faremo e voi direte” per sostenere la voglia di fare dell’imprenditoria italiana.

La moda è per valore il secondo settore manifatturiero in Italia e come tale va considerata

Marenzi ha iniziato come Pitti ringraziando il suo predecessore Gaetano Marzotto (lo stesso aveva fatto prima Cavicchi) e parlando dell’indotto fiorentino che beneficia della fiera con 500 milioni di euro di ricaduta e poi ha proseguito nel suo più abituale ruolo di rappresentante di Sistema Moda Italia: “Pitti deve essere in continuum con la settimana della moda milanese – ha detto – perchè l’Italia è l’unico paese multicentrico al mondo, con Firenze, Milano ed i distretti tessili che devono formare una squadra. La moda è per valore (90 miliardi) il secondo settore manifatturiero in Italia e come tale va considerata, cosa che, dobbiamo dire, hanno fatto gli ultimi due governi. Le cifre del 2017 sono buone e solo gli USA sono in calo, ma non credo che si tratti di un effetto Trump, è troppo presto per dirlo”.

Più lungo del solito l’intervento del sottosegretario Ivan Scalfarotto, sconfinato anche nella politica probabilmente raccogliendo l’input di Paolo Magri, il direttore dell’ISPI che lo aveva anticipato parlando in termini per niente positivi di Trump, Brexit e situazione italiana: “Milano e Firenze – ha detto Scalfarotto – hanno l’imperativo categorico di collaborare perchè è con l’unione che si ottengono risultati. Basti vedere l’efficacia del Tavolo della Moda e dell’Accessorio che si è aperto un anno e mezzo fa in un clima di collaborazione quasi inusuale. Viene da pensare che anche la nascita di Confindustria Moda sia maturata a quel tavolo. Al momento la cartina di tornasole dello stato di salute del settore è l’export, che nei primi tre mesi del 2017 è cresciuto del 9,9%”.

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