Tempo di conferme al padiglione 2 del NECC di Shanghai, dove si è tenuta l’edizione autunnale (anche se l’estate è ancora in pieno svolgimento) di Chic, il salone dell’abbigliamento cinese che dal 2015 si è trasferito da Pechino nella sua attuale location.
Conferme dal lato cinese, con gli organizzatori che hanno già ufficializzato il ritorno nel 2027 a Firenze con la loro China Wave in occasione di Pitti Uomo, e conferme anche dal versante italiano, con quattordici brand presenti nell’area I love the italian fashion dove il tricolore svetta fiero in un mare di “concorrenza” locale ma anche di aziende arrivate ad esempio da Giappone, Corea e India.
Jiao Pei, vice presidente di Chic, ha fatto il punto sul mercato cinese nel tradizionale incontro con la stampa straniera, toccando i principali temi del momento, dall’export non sempre facile all’Intelligenza Artificiale, dalle nuove aree speciali del salone ai numeri di visitatori e espositori, in sostanziale stabilità rispetto alle ultime edizioni. Poi i piani per l’immediato futuro: China Wave tornerà alla Fortezza da Basso anche a gennaio per promuovere gli stilisti cinesi in Italia mentre sulla Francia sono in corso riflessioni ma la scelta pare sia quello di puntare su uno showroom a Parigi piuttosto che nella presenza in fiere locali.
L’Italia, alla terza partecipazione consecutiva si è ritagliata uno spazio ben visibile anche se forse più defilato rispetto a cinque mesi fa. Visitatori che vanno e vengono, qualcuno per curiosità, altri per interesse vero. “E’ la seconda volta che veniamo – dice Matteo Pozzi, che per Pozzi Group promuove a Shanghai il brand Delba con piumini, pellicce e prodotti in pelle ricamati – ed il mercato resta difficile. Bisogna essere in grado di portare qualcosa che loro non fanno perché il made in Italy ha valore fino ad un certo punto se proponiamo cose già viste. Non è facile ma per noi questa fascia di mercato è relativamente importante quindi tanto vale la pena tentare di trovare nuovi clienti, esponendosi magari al rischio delle copiature ma tanto tra fiera e online non è possibile difendersi al 100%. Dopo i primi due giorni posso dire che l’affluenza mi è sembrata maggiore a marzo”.
Abbinamento abiti + appeal di Como allo stand di BluKey, dove Olga Taran conferma le impressioni del collega: “La posizione in vetta al padiglione forse ci ha penalizzati – dice – ma la fiera, ed il mercato cinese, rimangono interessanti. Non vengono solo visitatori locali, noi abbiamo avuto nello stand anche canadesi, australiani e arabi. La cosa importante è che non è il prezzo la prima discriminante, molti guardano prima la composizione del nostro prodotto e la qualità delle materie utilizzate; poi ovviamente il costo rimane importante e qualcuno si spaventa. Da un lato ho visto molto apprezzamento per le stampe e i colori dei nostri abiti da donna, dall’altro anche un po’ di impreparazione sul tema dei dazi, dei costi e dei tempi di spedizione”.







