Produzione

La moda penalizza i numeri di Lucca, Pistoia e Prato

E’ sostanzialmente stabile, a quota +0,3%, la produzione industriale manifatturiera di Lucca, Pistoia e Prato nel secondo trimestre del 2026: le rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord evidenziano differenze tra i settori, con la moda che chiude con un -2,6%.

“I risultati sono in linea con quelli nazionali – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli – per uno scenario stagnante che non rassicura e che presenta scarse prospettive di cambiamento positivo anche per il trimestre in corso. Non si vede la fine delle guerre, con tutte le conseguenze che soprattutto il conflitto con l’Iran comporta sui costi di petrolio e gas; per l’industria aumenta la bolletta energetica e diminuiscono le opportunità di collocare i propri prodotti su mercati generalmente fiacchi e penalizzati da un tasso di inflazione di entità ormai significativa; inevitabile il rallentamento degli investimenti, nonostante tassi di interesse che, per quanto in lieve aumento, rimangono abbordabili. Stenta anche l’export, nonostante l’apprezzamento del dollaro. Territori manifatturieri come i nostri riescono a tenersi a galla, con fatica, solo grazie a un impegno delle imprese. La disattenzione delle istituzioni europee nei confronti delle esigenze della manifattura sta creando problemi sempre più seri: la normativa sugli imballaggi, ad esempio, che sta entrando in vigore e presenta numerose criticità. Altro esempio il sistema ETS, da ridiscutere radicalmente se non da eliminare, in un momento in cui l’energia è un tema centrale per la competitività delle imprese. Questo per tacere delle infinite rigidità e della propensione alla burocratizzazione generate dalle normative UE. Con queste zavorre l’industria europea arranca e continua a perdere terreno rispetto ai suoi concorrenti, prima fra tutti la Cina, rispetto alla quale è fondamentale il principio di reciprocità”.

Per quanto riguarda la moda, tessile e abbigliamento compresiLucca ha registrato un -5,9% della moda, essenzialmente dovuto a calzaturiero e abbigliamento, mentre Pistoia è andata in controtendenza con un tessile a +5,2%, bilanciato in negativo da cuoio e calzature e abbigliamento (-2,9%).

Prato ha registrato dati negativi per tessile (-1,8%) e abbigliamento (-2,7%): nello specifico del tessile il confronto fra l’andamento della produzione nello stesso periodo degli ultimi anni sugli anni precedenti sembra avvalorare l’ipotesi di un progressivo avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema: dal -7,5% del 2024 si è passati al -2,5% del 2025 e poi all’attuale -1,8%, superiore al -3,3% del tessile nazionale.

Condividi articolo
Matteo Grazzini
Matteo Grazzini