Per l’industria di Como, Lecco e Sondrio i primi sei mesi del 2026 hanno portato una fase di espansione, sia pure su livelli contenuti, per tutti gli indicatori, sia nel confronto congiunturale che in quello tendenziale ma anche sul fronte occupazionale.
Domanda, produzione e fatturato registrano incrementi medi rispettivamente pari al +2,3% nel confronto tendenziale e al +4,0% a livello congiunturale, ma le previsioni formulate per la seconda metà dell’anno sono più prudenti: pur mantenendosi positive si fermano al +0,7%.
La capacità produttiva mediamente impiegata dalle aziende del campione si attesta al 66,7%, tre punti percentuali in meno rispetto al semestre luglio-dicembre 2025: classificando le imprese sulla base dell’attività realizzata il tasso medio di utilizzo arriva al 73,2% col tessile appena sora con il 73,6%.
L’Europa occidentale mantiene la posizione di principale destinazione delle esportazioni, assorbendo circa la metà del fatturato e una quota del 19,6% del fatturato complessivo. Seguono per rilevanza gli Stati Uniti (8,3%), l’Est Europa (4,5%), l’Asia Occidentale (1,8%), l’America Centro-Meridionale (1,6%) e i BRICS (1,3%).
L’Osservatorio Congiunturale dei Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como ha rilevato anche un peggioramento delle condizioni di approvvigionamento delle materie prime: tra aprile e giugno oltre sei aziende su dieci (60,5%) hanno comunicato rincari dei listini praticati dai fornitori, a fronte del 30,8% del campione che non rileva aumenti e del restante 8,7% che invece ha beneficiato di riduzioni.
Le tensioni geopolitiche internazionali hanno influito sui costi energetici e delle materie prime (90,7%), sul rallentamento della domanda (72,7%), sulla maggiore incertezza sui mercati di sbocco (70,8%) e sulla logistica.







