Sarà la promessa improvvisa di finanziamenti, sarà la notizia non ancora del tutto veicolata verso le aziende, sarà il timore delle novità in un momento in cui il settore della filatura ha ritrovato un minimo di stabilità… ma sull’andare a Shanghai con Filo c’è tutto tranne che convinzione da parte degli espositori. Sia chiaro, non c’è neppure un rifiuto a prescindere o una chiusura totale ma gli elementi in mano alle aziende sono ancora troppo pochi per dare risposte certe e Shanghai appare anche più lontana dei 9.000 km che separano Milano dalla città cinese.
Negli stand il dibattito è aperto e, se c’è una maggioranza consapevole e attenta, c’è anche chi cade dalle nuvole ignorando il progetto sostenuto dal governo: posizioni argomentate, altre istintive, altre ancora dubbiose. Via con le parole…
Alessandro Aiazzi (A Zeta): “D’impatto sono favorevole perchè più ci conoscono e meglio è ma tutto dipende dal costo. Se davvero avessimo un forte supporto alla spesa potrebbe essere un’idea attuabile”.
Luciano Bandi (Botto Poala): “Tutto ciò che viene fatto per promuovere il made in Italy e le nostre eccellenze è ben accetto. Bisogna valutare se le tempistiche, che sono state valutate in base a quelle di Milano Unica, si adattano a quelle dei clienti delle filature. A quelle fiere cinesi nelle quali dovremmo abbinarci il cliente va a cercare tessuti e quindi capiamo se le sinergie sono attuabili. La notizia ci è arrivata da due settimana e quindi ne abbiamo parlato, ne parliamo e ne parleremo con le altre filature biellesi. Ora è presto per qualsiasi tipo di risposta”.
Filippo Dagostino (Safil): “Noi in Cina andavamo a Spinexpo e ad un ceryo punto abbiamo deciso di non andare più per fare saloni più centrati sul nostro target di clienti. Ma ovviamente decideranno Cesare (primo presidente di Filo, ndr) e Alberto Savio”.
Dibattito in famiglia Benelli tra il figlio Giovanni e il babbo Paolo in casa Elasten. Si scalda subito il secondo: “In Cina? Non andrei mai a far vedere a loro cosa facciamo. Non è per la paura di essere copiati perchè il brevetto che abbiamo ci protegge sul quel mercato e su quelli limitrofi ma è un’iniziativa che non mi interessa. Ci sono soldi per aiutare le aziende? bene, li diano a chi spende in brevetti e start up”. Più possibilista il figlio: “Al momento abbiamo pochi elementi per giudicare e comunque il livello della produzione là è ancora basso. Se i lanifici cinesi alzeranno la gamma allora potrebbe essere interessante presentarci su quel mercato. Ora sarei più orientato verso un’espansione in Turchia o nel Medio Oriente, che mi sembrano piazze più vive”.
Massimo Marchi (Marchi & Fildi): “Ci stiamo pensando ma ancora non c’è risposta, ogni azienda ha la sua. Di certo sonocambiamenti che rilanciano l’attenzione sui prodotti e la filiera e la scelta del governo in questo senso per me è ottima, finalmente c’è qualcuno che capisce le logiche. Anche sulla sinergia con Milano Unica vanno fatte delle valutazioni attente e in Italia è fattibile solo se la si considera a livello di happening degli addetti ai lavori.







