E' stata presentata una nuova sessione dell'indagine sulla mappatura della filiera promossa dalla Camera di Commercio di Prato con il contributo del Progetto Prato della Regione Toscana, coordinata da Confartigianato con la collaborazione di Cna e Unione Industriale Pratese: stavolta a finire sotto la lente di ingrandimento sono stati i produttori di filati e i lanifici.
Il quarto capitolo di un lavoro che ha già interessato altre fasi della filiera ha messo in luce due settori dalle caratteristiche diverse ma che puntano allo stesso obiettivo, ovvero vendere il prodotto pratese all'estero, visto che quello fuori dai confini è il mercato che conta (43,5% per i produttori di filati, 64,6% per i tessuti). I risultati sono in parte sorprendenti. Più alto il fatturato medio di chi produce filati: 7,9 milioni di euro contro i 5,7 dei produttori di tessuti mentre la differenza di fatturato tra le grandi aziende di una e dell'altra categoria è di 14 a 9,9. Più strutturate le filature, con 20,5 dipendenti di media (32 il massimo) invece dei 14,3 dei lanifici (24 il massimo).
La stagione più importante è l'autunno/inverno, che impegna di più il 70% delle aziende intervistate. Ad unire i due settori sono le conseguenze della crisi, difinita in entrambi i casi “forti”: entrambe le categorie hanno cercato di rimediare abbassando i costi ma i filatori hanno ridefinito l'offerta di prodotti mentre i produttori di tessuto hanno cercato nuovi mercati. Il legame col distretto ed i contoterzisti è ancora molto vivo, con il 90% delle produzioni effettuate a Prato, con un disinteresse quasi totale per le aziende cinesi: l'84% dei filatori e l'81% dei produttori di tessuti ha dichiarato di non averci rapporti.
Infine redditività e futuro. Nel primo caso ben il 59% dei filatori ha giudicato quella degli ultimi cinque anni “buona” o “molto buona”, idem per il 46% dei lanifici grandi. e il 45% dei produttori di filati e il 34% dei lanifici vede margini di crescita. nel secondo caso le prospettive sono rosee per il 67% dei filatori e il 53% dei lanifici: il distretto ha un futuro, pur alla luce del ridimensionamento.
3-3-2015







