Negli anni ‘80 c’era la cravatta per dare un tono personale al look di un uomo: un tocco di eleganza, di eccentricità. Oggi questo ruolo pare essere assurto dalle calze con le quali l’uomo gioca sempre più.
Tra i maggiori produttori italiani di calzetteria di alta qualità Bresciani, azienda bergamasca che garantisce una produzione Made in Italy e che a Pitti ha presentato le ultime novità: jacquard colorati e inediti disegni a erosioni, che garantiscono una sempre maggiore leggerezza della calza, ma anche le geometrie cinetiche di Victor Vasarely trasferite sui calzettoni nel sessantesimo anniversario del Manifesto Giallo dell’artista. Ma la vera novità di questo periodo è l’apertura di negozi monomarca.
“Il primo negozio è stato aperto a Mosca in franchising con un partner – spiega l’ad Massimiliano Bresciani – e vi si trovano calze intimo e pigiami, la nostra ultima ‘deviazione’ dal mondo delle calze che produciamo a Fabriano. Il secondo negozio sarà aperto a luglio in Azerbaijan”. Continua il trend positivo per la calza, insomma, che sempre più diventa un accessorio importante nel look dell’uomo, anche se, dopo alcuni anni abbastanza difficili, le aziende produttrici sono rimaste poche. “Il nostro primo mercato restano gli Stati Uniti – continua Bresciani – dove siamo presenti in 120 punti vendita multibrand, occupiamo una posizione importante anche in Asia e proprio lì abbiamo avviato questa avventura del negozio monobrand. Un’esperienza che per ora a Mosca sembra positiva e che dovrebbe vedere altri cinque negozi aperti nei prossimi due anni”.
Anche il mercato russo è pronto a spendere per un accessorio in fondo non così ‘evidente’ come la calza? “Il mercato russo è senza dubbio cambiato negli ultimi anni – – spiega Bresciani – se fino a poco tempo fa il cliente russo faceva l’equazione caro uguale bello, ora è molto più attento alla qualità”. E la madrepatria invece? “Purtroppo in Italia va molto peggio – conclude Bresciani – da sempre la forza per i piccoli marchi di alta qualità era la collaborazione con il negoziante che era un consulente appassionato, una guida esperta. Oggi il multibrand è in crisi e non so se questo è una causa o l’effetto. Certo è triste pensare che oggi proprio il cliente italiano sempre più a fatica può permettersi il Made in Italy”.






