A Tollegno si arriva attraversando un breve tratto di strada che separa questo piccolo comune da Biella. Sono pochi chilometri lungo il Cervo in cui abitazioni e fabbriche sono difficilmente distinguibili tra loro, dove le aziende, chiuse o in attività, si susseguono senza soluzione di continuità, dove a enormi complessi industriali ormai abbandonati da anni fanno da contraltare edifici recuperati, come alla Fondazione Pistoletto, o stabili più moderni, come quello che si nota quando si arriva vicino al Lanificio di Tollegno, che accanto allo stabilimento storico ha costruito uno spazio nuovo.

Ed anche a Tollegno è difficile capire se stai viaggiando in una strada pubblica o in un passaggio tra un reparto e l’altro dell’azienda: una sensazione ben chiara soprattutto alla filatura Tollegno 1900, an Indorama Ventures Company, per dirla tutta, dopo l’arrivo della società thailandese in questo angolo di Piemonte.
Cammini per strada con fermate del bus che prendono il nome della filatura, con lab creativi a fianco della tabaccheria-edicola del paese, fra auto di normali cittadini che si alternano a tir in arrivo dalla Polonia o furgoni carichi di filati: un quadro contemporaneo che riporta però a secoli scorsi, quando la fabbrica era il paese e il paese era la fabbrica, come testimoniano le case (adesso villette) degli operai ai margini degli stabilimenti.

Lincoln e Giovanni Germanetti fanno da orgogliosi ciceroni in una visita nella storia: anche se in alcune parti dei due stabilimenti ci sono stati doverosi (anche per legge) aggiornamenti e interventi strutturali, camminando nel lanificio o in tessitura si respira la tradizione ultracentenaria di opifici che hanno dato e danno lavoro, vita e lustro ad un territorio.
Il Lanificio ha un magazzino automatizzato a poche centinaia di metri di distanza da ambienti ancora grezzi e destinati all’arte, come la Sala Luce ancora “presidiata” dai lupi di Cracking Art o un archivio dal patrimonio storico nemmeno quantificabile non distante da un reparto tintoria dove una macchina carica e scarica ininterrottamente il filato da colorare. Sono luoghi in cui i manifesti storici di Lana Gatto vanno a braccetto con una mostra della Regione Piemonte che ha trovato rifugio in uno dei capannoni della filatura, uno dei tanti luoghi che il pubblico dovrebbe aiutare a preservare senza lasciare ogni sforzo al privato.
Un mix tra lanificio e filatura, tra passato e futuro che resiste anche se, formalmente, si parla di due realtà adesso distinte. E chissà che anche per il Lanificio di Tollegno non sia in arrivo una acquisizione o una partnership con fondi di investimento, poli produttivi o altre aziende: è una strada che i fratelli Germanetti, forti della positiva esperienza con Indorama, stanno valutando per rafforzare ulteriormente l’azienda e adeguarla a mercati in continuo divenire.
E guardano a questo tipo di futuro sotto l’attento sguardo delle generazioni precedenti, tanto di proprietari quanto di maestranze, che sono raffigurate sui quadri appesi nei corridoi o negli uffici, nei reparti o nei magazzini lambiti dal Cervo, che dona acqua e se la ritrova consegnata pulita grazie al lavoro del depuratore del Lanificio, altra opera a servizio anche del territorio.










