Filati Biagioli

Filature pratesi al test fiorentino

Anche l’edizione 98 di Pitti Filati può contare su una nutrita base di filature pratesi, arrivate in 30 nella vicina Fortezza da Basso di Firenze: una in più rispetto alla corrispondente edizione 2025. A queste si affiancano altre imprese del territorio appartenenti a settori collaterali e di servizi. Tutto questo nonostante venga presentata la collezione primavera-estate, tradizionalmente meno congeniale al distretto pratese.

“Primavera-estate – spiega Stefano Borsini, imprenditore del settore, espositore e componente il Comitato tecnico di Pitti Immagine – significa fibre come cotone e lino, oltre che seta, viscosa, altre artificiali e sintetiche; però soprattutto quest’anno, più ancora che il passato, molti produttori pratesi puntano per la primavera anche su fibre naturali solitamente invernali come lana, cashmere, mohair e alpaca, con filati ben diversi da quelli invernali, e non solo per il titolo bensì anche per caratteristiche di leggerezza. In questo senso Prato riesce a far tesoro della sua competenza nel settore laniero, proponendo filati di eccellente qualità adattissimi alla primavera. Numerose anche le proposte del tutto diverse”.

Sono 75 le imprese produttrici di filato del distretto pratese che nel 2024 hanno impegnato 1800 addetti diretti, con un fatturato di circa 650 milioni di euro, in contrazione del 5% rispetto al 2023. Dalle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord emerge che se il 2022 fu un anno particolarmente positivo, dal 2023 si è assistito a un arretramento progressivo delle attività proseguito fino al 2025. Nei dati dei primi nove mesi la produzione si presenta in calo del 2,6%, le esportazioni del 7,6%. Mediamente il 40% del fatturato del comparto pratese è realizzato con l’estero, dove i paesi dell’Europa occidentale crescono, anche a due cifre, mentre a est calano (Polonia e Slovacchia sono fra le poche eccezioni positive), come nei paesi extraeuropei (con le eccezioni di Stati Uniti, Vietnam e pochi altri) che portano il segno più ma partendo da quote molto esigue). La quota maggiore spetta alla Germania (13,5% del totale), poi Romania, Portogallo e Francia. Ma il clima di fiducia dei produttori di filati dà segnali di miglioramento, nonostante il problema dei dazi statunitensi e una situazione valutaria che non favorisce le esportazioni dai paesi euro.

“I produttori di filati per maglieria sono una nicchia all’interno del sistema produttivo tessile pratese – commenta Gabriele Innocenti, coordinatore del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord ma di grande prestigio, con livelli di eccellenza e Pitti Filati il suo punto di massima visibilità nella promozione verso la clientela internazionale. La concorrenza è sempre più agguerrita e le nostre aziende sono penalizzate dai costi energetici e dai prezzi delle materie prime tessili, ora in rialzo. La tenuta della filiera è la preoccupazione più grande, occorre che vi sia una presa di coscienza degli squilibri che minacciano un sistema produttivo reso fragile da scossoni come la pandemia e da tanti fattori di destabilizzazione. Il problema di una più equa distribuzione del valore lungo la filiera della moda nella sua interezza rimane un nodo in gran parte irrisolto, ma deve essere una priorità assoluta, alla quale sono legati direttamente o indirettamente anche temi cruciali come la trasparenza e la legalità”.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini