Il Comune di Pistoia e Cna Toscana Centro hanno presentato il Report Mismatch 2026 delle aree territoriali di Pistoia e Prato e tra i temi principali al centro dell’evento ci sono stati le nuove competenze per le imprese, il protocollo d’intesa Cna – Ministero MIM “Artigianato e Scuola” e i progetti e gli investimenti per lo sviluppo delle competenze sul territorio.
Il Rapporto offre una fotografia dettagliata dell’economia e del mercato del lavoro nelle province di Pistoia e Prato, ed evidenzia il divario crescente tra domanda e offerta di competenze, analizza i cambiamenti economici, le transizioni tecnologiche e le nuove esigenze professionali.
L’analisi ha evidenziato una crescita delle imprese attive: un +0,4% frutto del +0,7% di Prato e della stabilità di Pistoia. Proprio a Pistoia oltre 4.400 imprese prevedono nuove assunzioni, nei settori produttivi legati a manifattura e artigianato e di queste circa 2.900 cercano operai specializzati e oltre 1.500 tecnici. Tuttavia, a causa delle difficoltà di reperimento, si stima che solo circa 2.600 posizioni potranno essere effettivamente coperte.
A Prato il numero di chi cerca dipendenti sale a 4.900, sempre per manifattura e artigianato: oltre 2.500 sono alla ricerca di operai specializzati e circa 1.070 di tecnici. In questo caso la stima di copertura della domanda è di poco meno di 3.000.
Prato si conferma più attrattiva per la popolazione migrante, garantendo una maggiore tenuta occupazionale, mentre Pistoia deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e una minore capacità di ricambio generazionale. L’età media della forza lavoro si attesta intorno ai 39-40 anni, con una forte presenza femminile nei servizi.
Il rapporto mostra le difficoltà crescenti nel reperimento di personale, soprattutto per profili medio-bassamente qualificati e operai specializzati. A Pistoia, il 45,2% delle aziende non trova il personale necessario, contro il 35,1% di Prato. Le ragioni principali riguardano la scarsa esperienza e la mancanza di specializzazione tecnica. Le competenze trasversali e l’etica professionale restano molto apprezzate dai datori di lavoro, mentre le competenze digitali risultano ancora limitate.
Il report analizza anche il rapporto tra imprese e sostenibilità ambientale, evidenziando un atteggiamento ancora cauto verso investimenti green: più della metà delle aziende (53,7%) non ha effettuato interventi significativi negli ultimi tre anni e solo una minoranza ha adottato misure di risparmio energetico (20%).
Sul piano economico, il report evidenzia una sostanziale tenuta del fatturato (45,9% dichiara fatturati stabili o stagnanti negli ultimi 3 anni), sebbene una quota significativa di imprese abbia registrato una contrazione degli affari (36.1%). Le aspettative per il futuro sono contrastanti: se da un lato oltre un terzo degli imprenditori si dichiara fiducioso in una ripresa, dall’altro emergono timori per l’aumento dei costi di lavoro e produzione (43,6%).
Altro tema cruciale è la successione nelle imprese familiari: solo il 36% delle aziende sopravvive al primo cambio di leadership.










