Se la produzione industriale dell’area Lucca-Pistoia-Prato torna in territorio negativo nell’ultimo trimestre del 2025, anche e soprattutto per la contrazione del settore moda, una nota positiva viene almeno dal bilancio dei primi 10 anni di Confindustria Toscana Nord. La presentazione dei dati sulla produzione industriale del 2025 è stata infatti anche l’occasione per annunciare l’avvio delle attività che celebreranno i 10 anni dalla fusione delle associazioni degli industriali di Prato, Pistoia e Lucca. “E’ stata una scommessa impegnativa – commenta la presidente Fabia Romagnoli – ma possiamo dire con soddisfazione che è stata vinta nonostante le peculiarità dei territori, sia dal punto di vista finanziario che dal punto di vista delle competenze. Oggi siamo una delle maggiori divisioni territoriali in Confindustria, con i nostri circa 800 iscritti, 350 dei quali a Prato. Saranno numerose le iniziative in quest’anno: con Prometeia abbiamo avviato un progetto di osservazione dell’economia del territorio che consentirà di capire come fare al meglio sinergia nei prossimi anni, presenteremo poi il 16 febbraio un bando per tesi di laurea sull’economia delle tre province eovviamente ci saranno attività per gli associati e molti momenti di confronto su temi cruciali come l’innovazione, l’energia, l’ambiente, la sicurezza, il commercio internazionale, le relazioni industriali”.

CTN: 10 anni di sinergie, ma resta il segno meno
Venendo ai dati, il 2025 ha visto un piccolo segno positivo per Lucca, mentre hanno sofferto sia Pistoia che Prato, quest’ultimo soprattutto a causa dell’andamento del settore moda, che ovviamente si tira dietro il meccanotessile. “Tuttavia si tratta di un andamento meno negativo dello scorso anno – continua Romagnoli – e soprattutto ci fa ben sperare che il sentiment delle imprese è positivo. L’auspicio è che questo possa tradursi in un segno più alla fine del 2026, sempre che non ci siano nuove sorprese geopolitiche internazionali”. A proposito dei fattori che hanno influito in maniera significativa sulla salute della produzione industriale, ovviamente la svalutazione del dollaro, l’atteso e non ancora arrivato decollo dell’accordo col Mercosur, il mancato intervento del Governo sulla questione dei costi dell’energia, che rendono sempre più ampio il divario tra le condizioni per le imprese italiane e quelle per le imprese di altri paesi europei; il tema dello smaltimento dei rifiuti per il quale CTN chiama in causa la Regione Toscana. Senza contare che la transizione digitale e quella ecologica comportano costi e sacrifici importanti soprattutto per piccole imprese, che tuttavia non possono sottrarsi a questi interventi se vogliono rimanere competitive.
“I volumi di produzione sono passati dal -9,6 del 2024 al -2,3 del 2025; il tessile segna -1,7: meglio i tessuti dei filati che avevano accelerato precedentemente. E’ andato bene l’ultimo trimestre dell’anno, sono andate bene le fiere, la presenza della lana sulle passerelle fa ben sperare Prato, ma i numeri sono ancora negativi – commenta Francesco Marini presidente della sezione Sistema moda – il presidente Sburlati ha recentemente posto un’interessante questione: siamo giunti ad un nuovo plateau? Se così è dobbiamo ricalibrare il nostro agire e purtroppo dobbiamo dire che manca una consapevole politica industriale anche a livello regionale: a questo livello si potrebbe agire su molte questioni importanti come la gestione dei rifiuti o le autorizzazioni per la gestione dei nuovi impianti. Bisogna ragionare in termini di distretto e quando lo abbiamo fatto, penso alle esperienze di GIDA, dell’Hub Tessile o del Tavolo di distretto, i risultati sono arrivati. Certamente la mancanza di un’amministrazione comunale che compia scelte politiche comincia a sentirsi”.
Sembra vivere un momento positivo il meccanotessile secondo le parole di Massimo Luchetti presidente della sezione metalmeccanica. “Abbiamo avuto ordini interessanti di macchine – commenta – soprattutto da parte delle filature: quasi la metà delle sessanta filature rimaste a Prato è stata di recente acquistata in tutto o in parte da grandi imprese del settore che hanno deciso di investire sui macchinari. In sostanza sta diminuendo il conto terzi e questo è un trend positivo che porta ad un rafforzamento del comparto“.








