Forte preoccupazione delle industrie di Lucca, Pistoia e Prato per le conseguenze della nuova guerra USA-Israele-Iran alla luce dei primi effetti sui costi di gas e petrolio.
Anche se per l’Italia dal punto di vista della disponibilità degli approvvigionamenti non sembrano esserci difficoltà gravi nel breve termine, un eventuale allungamento dei temi del conflitto aprirebbe scenari assai sgraditi.
L’effetto più immediato è stato l’impennata dei costi assicurativi marittimi, decuplicati per le navi mercantili che transitano dal Golfo Persico: evidenti le conseguenze sui noli e a cascata sui prezzi delle merci, dalle materie prime ai prodotti finiti.
“Viviamo l’ennesimo drammatico shock economico, oltre che geopolitico, di questi ultimi anni – commenta la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli – con inevitabili ricadute negative sui commerci internazionali. Per un paese come il nostro è una pessima notizia: siamo molto dipendenti da forniture energetiche esterne, cronicamente penalizzati da politiche energetiche ben poco efficaci a livello nazionale e spesso discutibili a livello europeo, abbiamo imprese che faticano molto a rendersi competitive sia per questi che per altri gap. Per le imprese pratesi il problema si pone con forza sia dal punto di vista dei costi energetici, se l’attuale situazione dovesse protrarsi, sia per gli effetti destabilizzanti sulla circolazione delle merci e per la probabile ulteriore compromissione della domanda di prodotti del distretto, quantomeno dalle zone interessate dal conflitto”.
“Quanto sta accadendo è la dimostrazione di quanto il mercato energetico sia volatile a causa di manovre speculative – aggiunge il vicepresidente con delega all’energia Tiziano Pieretti – e non c’è alcuna reale logica di mercato nell’impennata del prezzo del gas, frutto di artifici che hanno ben poco a che vedere con le normali dinamiche di mercato. Artifici che si abbattono sul TTF, il mercato europeo per il gas naturale, producendo scossoni ingiustificati. Gli effetti potenziali per imprese e famiglie sono pesanti e rischiamo di continuare a subirli se il conflitto non troverà, come speriamo, una rapida ricomposizione. Occorre lavorare per rendere il mercato del gas più stabile e svincolato da movimenti speculativi”.
“A un quadro di incertezza – osserva l’altro vice Massimo Capecchi, delegato all’internazionalizzazione – si unisce l’enorme preoccupazione per le conseguenze del conflitto, per la sua inevitabile estensione, per l’impossibilità, ad oggi, di prevederne la durata. Difficile viaggiare serenamente per gli imprenditori, i loro clienti, gli addetti commerciali e i tecnici delle aziende. In questo quadro, non possiamo che affidarci ai Governi e sperare che prevalgano in essi le persone di buona volontà”.







