La crescita registrata negli anni da Texhibition non si limita solo ai numeri legati all’area del Medio Oriente o dell’Asia: se nelle prime edizioni infatti sentir parlare italiano era quasi impossibile adesso nei corridoi della fiera è sempre più frequente incontrare qualche addetto ai lavori arrivato dal Belpaese.
A questa edizione il tricolore è stato presente in tre aree: nella zona del denim, con gli outfit proposti da Stefano Dotti, Massimo Munari e Federico Barengo (oltre alla californiana Elena Bonvicini), nello spazio b2b con Ferragamo, Labeltex e Twinset, e sul palco dei talk, con Simona Mannelli (nella foto), di Riccardo Rami Studio di Prato.
E’ lei che ha parlato di tendenze, le Perspective 27/28, al pubblico turco, affrontando temi legati a materiale e colore ma dando anche indicazioni sulle strategie: “non bastano più l’intelligenza, la capacità ingegneristica, la verticalità, la velocità o la posizione geografica favorevole” ha detto introducendo la questione dei mercati.
“Bisogna essere allineati – dice – al bisogno di concretezza e qualità, seguendo il motto ‘meno ma meglio’, ma in Turchia per ora continua a piacere il ‘molto’. Il potenziale è elevatissimo, come in India, dove paradossalmente sono più aperti. Qui è la parte orientale più difficile da convincere”.
Qual è il focus che avete scelto per il mercato turco?
Abbiamo parlato più di drapery e shirting perchè sono più in linea coi prodotti turchi, con pesantezze non troppo elevate. Quello che secondo noi dovrebbe fare l’industria turca del settore è passare da manifattura a brand ma culturalmente per loro è difficile. Come materiali, visto che sono più forti nella camiceria che nell’abito, ho visto buoni cotoni e poliestere-viscosa. C’è qualche lanificio ma non molti.
Andando nel generale del vostro lavoro, qual è il ruolo dell’AI?
Finché è un supporto e non una schiavitù è utile ma va utilizzato con giudizio, altrimenti diventa tutto finto.







