Tante novità in arrivo per Slow Fiber, la rete italiana di aziende della filiera tessile e dell’arredamento sostenibile: undici aziende hanno deciso di sposare la causa virtuosa entrando nella compagine associativa, che raggiunge così quota 38.
Adesso il profilo è ancora più variegato: grandi gruppi industriali e piccoli laboratori artigianali, aziende del Nord-Ovest e del Centro Italia, realtà che operano in fasi produttive diverse, dalla filatura alla maglieria, dalla tintura alla tessitura.
La “formazione” delle undici novità è composta da Cardinalini & C., Brugnoli, Tintoria Mancini (nella foto), Maglieria Gina, I.T.T. Industria Tessile Tintoria, Tintoria e Stamperia di Lambrugo, Tessitura F.lli Bortolotto, Quality Biella, Filatura Luisa 1966, Roberto Collina Maglieria e Achille Pinto.
“Slow Fiber nasce con due missioni che si tengono insieme: fare cultura sulla filiera e sostenere i piccoli artigiani, depositari di competenze che rischiamo di perdere. Le nostre aziende, a conduzione prevalentemente familiare, sono fortemente dipendenti dall’artigianalità e dalla conoscenza profonda delle competenze. Solo così è possibile fare qualità. E senza qualità non c’è futuro per il tessile italiano. Oggi, con 38 aziende associate, vediamo che questa visione trova sempre più riscontro nel settore. E siamo solo all’inizio” dice Dario Casalini, ideatore e presidente di Slow Fiber.
Uno dei pilastri identitari di Slow Fiber è poi la tutela delle micro e piccole imprese artigianali, incluse quelle con meno di dieci dipendenti: attraverso la rete queste aziende accedono a formazione, servizi condivisi di compliance e strumenti di supporto che singolarmente potrebbero non essere in grado di sostenere.
“Non si tratta soltanto di solidarietà di filiera – spiega Marco Bardelle, vicepresidente di Slow Fiber – è una questione di ecosistema. Se scompaiono i piccoli artigiani specializzati, vengono meno competenze e lavorazioni che nessuna grande azienda può replicare internamente. A perdere, in ultima analisi, sono anche le imprese di dimensioni maggiori che proprio su quell’eccellenza costruiscono i propri prodotti”.
Il prossimo passo potrebbe riguardare un settore in sofferenza, la pelletteria. I segnali di crisi fanno ipotizzare la chiusura di circa 190 aziende quasi tutte PMI nel solo distretto toscano di Scandicci, con una perdita di oltre 2.000 addetti ed oltre 7.000 lavoratori finiti in cassa integrazione.







