C’è anche il distretto di Prato tra i protagonisti del progetto europeo Marlaine, che vuol rilanciare la filiera della lana nell’area italiana e francese trovando applicazioni innovative.
Next Technology Tecnotessile ha organizzato a Montemurlo un convegno per parlare dei nuovi usi delle lane autoctone, trasformandole da scarto a risorsa e poi ha presentato ai partner europei il nuovo micro-impianto prototipale di lavaggio.
Marlaine fonda le sue attività sui principi della bioeconomia e della circolarità: il suo percorso è iniziato nel marzo 2024 ed è finanziato con fondi Ue per 1.8 milioni di euro; terminerà nel febbraio 2027. Fra i partner c’è la società nazionale di ricerca, con sede a Prato, Next Technology Tecnotessile: “Il distretto di Prato – commenta il direttore Andrea Falchini – si conferma centrale nei progetti europei di recupero, riciclo valorizzazione delle risorse naturali e innovazione”.
La giornata è iniziata con i saluti del presidente del Tuscany Fashion Cluster, Zecchi, seguito da Pier Paolo Duce e Francesca Camilli, che hanno parlato di bioeconomia circolare e di strategie di sostenibilità per la filiera della lana dei territori transfrontalieri. Luisa Ciardi, archeologa industriale della Fondazione Cdse ha parlato della storia del tessile pratese dalle radici medievali al distretto di oggi. Enrico Venturini, senior researcher di NTT ha fatto il punto sul riciclo della lana fra innovazione, storicità tecnologiche e diverse applicazioni.
Nel pomeriggio nella sede di Next Technology Tecnotessile si è tenuta la dimostrazione delle funzionalità del micro-impianto prototipale di lavaggio, una macchina, estremamente compatta, con una larghezza di 140 cm, una profondità di 150 cm e un’altezza di 140 cm, studiata per lavare piccoli volumi (4000 – 6000 kg/anno), di lana di pecora, cashmere, cammello, lama, alpaca, adatta per allevatori, agroturismo, associazioni regionali, enti di promozione del prodotto locale e del turismo, istituti di sostegno sociale e di formazione professionale.
L’impianto è dotato di tre vasche a ultrasuoni e il meccanismo studiato determina una pulizia più profonda rispetto ai sistemi convenzionali, con una rimozione quasi completa delle sostanze estranee già nelle prime fasi del processo. Il risultato è quello di ottenere una lana morbida e pulita come nelle migliori lavanderie industriali. L’impianto tratta 6 chili di lana sucida all’ora, garantendo una produzione giornaliera di circa 45–50 kg per ogni turno da 8 ore.







