Il meccanotessile italiano è in Germania, un anno prima di ITMA

Oggi Francoforte, tra poco più di un anno Hannover: i chilometri che separano le due città tedesche sono 300 ma al momento sembrano molti di più, perché tra l’attuale Techtextil e la futura ITMA per il meccanotessile italiano ci sono tante incertezze e altrettante speranze.

Guerre, tensioni geopolitiche, aumenti di tutti i costi immaginabili e un mercato ancora frenato rappresentano un sipario chiuso su un futuro tutto da interpretare ma non per questo le aziende italiane demordono ed infatti si sono presentate puntuali all’appuntamento con Techtextil e Texprocess: “Siamo come sempre propositivi – dice il presidente di Acimit Marco Salvadè – e per questo siamo arrivati in una cinquantina a Francoforte”.

Acimi
Marco Salvadè

Salvadè parla dal cuore dell’area collettiva che ospita una trentina di aziende sotto le insegne di Acimit e Ice: un’isola verde-bianco-rossa all’ingresso della Hall 12.0.

Una presenza importante, a dispetto di una situazione tutt’altro che invidiabile.
I numeri sono purtroppo chiari ma posso dire, essendo anche membro di Federmacchine, che non è un problema settoriale del meccanotessile ma riguarda tutti i settori. Quello che sta accadendo nel mondo non aiuta e al di là dei problemi materiali legati alla logistica, ai costi e ai consumi, ci sono anche blocchi psicologici che frenano gli investimenti. Purtroppo, e devo dire così in considerazione delle guerre, il settore che traina di più al momento è quello del tessile tecnico legato alle uniformi militari, uno sbocco possibile per chi cerca mercati alternativi al fashion.

Le cause dello stallo del mercato è legato solo a questioni politiche?
No, c’è anche tutta la parte che riguarda l’invasione di prodotti orientali e cinesi in particolare. Se no  mettiamo un freno nel fast fashion rischiamo di trovarci nella situazione dell’automotive. Purtroppo tra costi della manodopera, tassazione e spese per l’energia che manda avanti le aziende tra noi e i cinesi c’è un gap enorme che non lascia margine per gli utili.

Il tessile tecnico può essere una alternativa sufficiente?
L’Italia adesso è al top in un settore in cui una volta era dominante la Germania. E’ un confronto che facciamo sulla qualità, non sul prezzo, e le nostre aziende sono in grado di offrire il meglio ai produttori di tessile tecnico, implementando il numero di clienti legati al tessile per abbigliamento più tradizionale, con margini sicuramente migliori rispetto a quelli del fast fashion.

L’Italia però è assente dalla lista dei vincitori degli Awards di Techtextil e Texprocess.
Sono d’accordo con il presidente di Confindustria Moda Sburlati. Teniamo conto di queste classifiche ma diamo loro il peso che meritano. Che siano però di stimolo per non addormentarsi.

Con tutte queste premesse che ITMA sarà quella di Hannover del 2027?
E’ un enorme punto di domanda. Con la difficile situazione attuale non si possono fare previsioni, neppure sulla presenza dei visitatori e dei clienti internazionali. Di certo c’è che se si vuole un ritorno di ordini dalla fiera bisogna essere presenti, investendo risorse e idee. E’ una fiera che c’è ogni quattro anni dalla quale ci si aspettano novità importanti, che le aziende del meccanotessile italiano possono e vogliono offrire in aggiunta a quelle che vengono portate ai vari saloni annuali.

Da più parti sono arrivate critiche per la location scelta.
Quando la maggioranza vota per una soluzione c’è da prenderne atto. Quella votazione fu il mio primo atto da presidente e non nascondo che ebbi molte perplessità ma la scelta era già fatta. Rimango scettico ma non per questo non ci stiamo impegnando a fondo, come associazione, per essere presenti al meglio. Un impegno già iniziato da tempo e che proseguirà fino ai giorni della fiera.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini