Un’offerta trasversale, quella del Gruppo Filidarte a Pitti Filati, grazie alle collezioni di Servizi e Seta, Manifattura Sesia e Lanificio dell’Olivo che hanno in comune certamente l’eccellenza, ma per il resto mantengono la loro identità che consente di offrire collezioni eterogenee.
A fare gli onori di casa il CEO Alberto Enoch, che non si sottrae alla domanda più spinosa, quella sui prezzi. “Non dobbiamo spaventarci dell’aumento dei prezzi delle materie prime o del calo del segmento del lusso in Europa: dobbiamo accettare il fatto che l’Europa non è più il centro del mondo e neanche del consumo di qualità. Anche il Far East è un importante mercato del lusso oggi e il consumo della miglior seta cinese, ormai, è quasi unicamente domestico, così come sempre in Cina sono diretti i migliori lini del mondo, che prima in Cina erano solo lavorati, ma adesso anche acquistati e consumati – afferma nello stand a Firenze – La Cina è ancora ovviamente un grande produttore, ma sempre più anche un consumatore. Per noi allora è fondamentale essere identificati e identificabili, per mantenere la posizione di mercato e la brand reputation”.
Filidarte cresce, anche se è stato un anno indubbiamente difficile, il gruppo sta acquisendo nuovi clienti anche nel settore della maglieria, più nuovo. La Manifattura Sesia sicuramente identifica la fascia più alta di produzione, Lanificio dell’Olivo è quello che sta soffrendo di più perché la fantasia non va, come si è visto nell’ultimo Pitti Uomo. Resta il fatto che il fatturato 2025 è stato soddisfacente, 65 milioni di euro: 26 per Servizi e Seta, 22 per Sesia, 15 per Lanificio dell’Olivo, che ha avuto l’accelerazione maggiore essendo anche l’azienda che aveva incontrato maggiori difficoltà.
Riguardo ai mercati, Enoch afferma che “l’America resta un mercato importante e in crescita, anche grazie alla concentrazione della gestione delle tre aziende in un unico ufficio in loco. In Cina è probabilmente più conosciuta Servizi e Seta, ma anche per quel mercato vogliamo puntare ad un’affermazione unitaria del gruppo, magari proponendo anche prodotti ad hoc per quel mercato e investendo soprattutto sulla logistica, dato che in quel mercato i tempi per le consegne devono essere rapidissimi”. Sfruttare le economie di scala, dunque, ma salvare le specificità: ovviamente una regia stilistica comune per le tre aziende è inevitabile per evitare concorrenza interna. Olivo per esempio ha una grande capacità creativa che sempre più viene sfruttata dal resto del gruppo, anche per i tessuti da uomo e per i filati per tessitura, non a caso sarà presente a Filo. Unici sono anche il direttore operations Michele Mini, recente ingresso nel gruppo, e il direttore finanziario.








