Welfare, Innovazione e Networking, un mix per Biella

Il workshop “Il Welfare nelle imprese biellesi”, appuntamento promosso nell’ambito del progetto W.I.N. W.I.N. – Welfare, Innovazione e Networking, dedicato all’analisi delle misure di welfare aziendale e alla loro diffusione nel tessuto produttivo locale, ha permesso un confronto tra mondo accademico, imprese e stakeholder del territorio, con l’obiettivo di approfondire le opportunità offerte dalla normativa e valutare l’impatto che le politiche di welfare possono avere sul benessere dei lavoratori e sulla competitività delle aziende.

“Abbiamo aderito al progetto – spiega Giancarlo Ormezzano, vicepresidente Uib alle Relazioni Industriali e Welfare – perché riteniamo che il welfare aziendale rappresenti oggi una leva strategica per la crescita delle imprese e per il benessere delle persone che vi lavorano. E i risultati della ricerca presentata oggi lo confermano. Il nostro compito è accompagnare le aziende nelle trasformazioni economiche e sociali, offrendo strumenti, competenze e occasioni di confronto, perché oggi attrarre e trattenere talenti richiede un approccio che integri benessere, qualità del lavoro e sostenibilità organizzativa”.

“Attraverso questa iniziativa vogliamo contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza sulle opportunità offerte dal welfare soprattutto tra le piccole e medie imprese, favorendo la condivisione di buone pratiche e sostenendo modelli organizzativi capaci di generare valore per lavoratori, imprese e territori” aggiunge il direttore generale Uib, Pier Francesco Corcione.

Giovanni Peira, referente scientifico di Win- Win e docente presso il dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino, spiega: “Nella sua prima fase abbiamo ascoltato le voci di imprenditori e HR manager. È emerso un panorama articolato di azioni welfare che sanno rispondere alle esigenze dei diversi settori e dimensioni aziendali. Col workshop è iniziata la seconda parte del progetto che mira a raggiungere attraverso un questionario le lavoratrici e i lavori, destinatari ultimi delle azioni di welfare. Tutti i dati raccolti saranno raccontati un report che verrà messo a disposizione del territorio al fine di contribuire alla sua attrattività anche attraverso sistemi di welfare che rispondono alle esigenze sia di imprenditori sia dei lavoratori”.

“Il progetto – dichiara il presidente di Città Studi, Ermanno Rondi – incarna la missione di Città Studi: fare da ponte tra l’alta formazione, la ricerca accademica e il tessuto economico del territorio. I dati della ricerca dimostrano che il welfare aziendale non è più solo una questione di vantaggi fiscali, ma una leva fondamentale di innovazione organizzativa e culturale. Per vincere la sfida della competitività e dell’attrattività, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, il nostro territorio deve saper valorizzare il capitale umano. Città Studi vuole continuare a essere il luogo in cui si generano queste competenze e si favorisce il dialogo tra università e imprese, supportando la transizione verso modelli di lavoro sempre più sostenibili, inclusivi e attenti al benessere delle persone”.

Nel corso del workshop sono stati presentati i primi risultati delle attività di mappatura e analisi condotte sul territorio biellese. L’attenzione si è concentrata sulle pratiche già adottate dalle aziende locali, sulle esigenze emergenti di lavoratori e management e sulle prospettive di sviluppo di modelli di welfare sempre più personalizzati e capaci di rispondere alle trasformazioni del mercato del lavoro. Sono state realizzate 65 interviste semistrutturate in 70 aziende, selezionate da un database totale di107 imprese; l’analisi è stata limitata alle organizzazioni con più di 20 dipendenti, cioè aziende più probabilmente dotate di una struttura HR riconoscibile e di una maggiore capacità di sostenere iniziative di welfare.

Emerge un quadro caratterizzato da una forte eterogeneità. Tra le misure più diffuse spiccano i buoni spesa, gli sconti tramite convenzioni, la sanità integrativa e la previdenza complementare, accompagnati da strumenti di conciliazione vita-lavoro come la flessibilità oraria e il lavoro da remoto. Cresce inoltre l’attenzione verso il benessere complessivo delle persone, attraverso iniziative legate all’attività fisica, alla mobilità sostenibile e alla qualità della vita lavorativa. Un elemento innovativo riguarda la valorizzazione degli spazi aziendali: ambienti curati, aree relax, zone verdi e luoghi progettati per favorire il comfort vengono sempre più considerati fattori strategici di benessere organizzativo.

L’analisi evidenzia anche differenze significative tra imprese di dimensioni diverse. Le aziende più grandi tendono a proporre programmi di welfare strutturati, formalizzati e digitalizzati, mentre le realtà più piccole preferiscono soluzioni più flessibili e personalizzate.

Le opportunità di accesso ai benefit variano inoltre in base ai ruoli professionali e alla composizione della forza lavoro. Le imprese a prevalenza femminile mostrano maggiore attenzione ai servizi di cura e alla conciliazione, mentre quelle con una presenza maschile più elevata privilegiano vantaggi economici e previdenziali. Nel complesso, il welfare risulta realmente attrattivo quando si inserisce in un contesto caratterizzato da buona reputazione aziendale e adeguate condizioni retributive.

Tra i temi affrontati durante il workshop, particolare rilievo è stato dato al ruolo strategico del welfare come leva per la valorizzazione del capitale umano. È emerso come strumenti dedicati alla conciliazione tra vita privata e professionale, al sostegno delle famiglie, alla salute e al benessere dei dipendenti possano contribuire non solo a migliorare la qualità della vita delle persone, ma anche ad aumentare il coinvolgimento, la produttività e la capacità delle imprese di attrarre e trattenere talenti.

Un altro aspetto evidenziato durante il confronto è stato il valore della collaborazione tra imprese, istituzioni e Terzo settore. La costruzione di reti territoriali viene infatti considerata una delle condizioni fondamentali per rendere accessibili le misure di welfare anche alle piccole e medie imprese, che spesso non dispongono delle risorse necessarie per sviluppare autonomamente programmi strutturati. L’esperienza biellese è stata indicata come un esempio concreto di sinergia tra soggetti diversi accomunati dall’obiettivo di generare benefici condivisi per lavoratori, aziende e comunità.

L’iniziativa ha inoltre offerto uno spazio di dialogo sulle evoluzioni normative e sulle opportunità che il welfare aziendale può rappresentare in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti sociali e demografici. Dall’invecchiamento della popolazione alle nuove esigenze di conciliazione, fino alle aspettative delle giovani generazioni, le imprese sono chiamate a ripensare il proprio ruolo non solo come luoghi di produzione, ma anche come attori capaci di contribuire alla qualità della vita delle persone.

Il welfare aziendale è stato presentato non come un costo aggiuntivo, ma come un investimento strategico in grado di rafforzare la competitività delle imprese e sostenere lo sviluppo socioeconomico locale. Le attività del progetto proseguiranno nei prossimi mesi con analisi, momenti di confronto e la predisposizione di strumenti operativi a supporto delle aziende interessate ad adottare o potenziare le proprie politiche di welfare.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini