Aldo Tempesti
Il tessuto tecnico è presente e futuro

Aldo Tempesti <br> Il tessuto tecnico è presente e futuro

La cornice è quella di Techtextil, una fiera dove il tessuto tecnico trova la sua massima esaltazione e dove le aziende presentano i prodotti a buyer di tutto il mondo. Il quadro invece è quello ‘disegnato’ da Aldo Tempesti, direttore di TexClubTec, che a Francoforte fa da punto di riferimento per le aziende italiane del settore e che, al di fuori delle fiere, è l’associazione che si pone come obiettivo prioritario la conoscenza, lo sviluppo e la promozione dei tessili tecnici ed innovativi. Il tema è, più che altro, la formazione, sia degli studenti che degli imprenditori, anche alla luce di alcuni segnali negativi, talvolta paradossale se si considera che alcune aziende ricercano lavoratori specializzati senza trovarne.

“Techtextil è una fiera che è sempre andata bene – esordisce Tempesti, un passato nella SNIA Fibre e direttore di TexClubTec da quasi venti anni – anche in momenti in cui gli altri settori del tessile vivevano la crisi peggiore, come ad esempio nel 2008. E’ la più importante al modo anche perché l’Europa è il mercato più importante, quello dove ci sono conoscenze, università…”.

Entriamo subito nel tema allora. L’Italia non ha raccolto neppure un premio agli Awards di Techtextil e Texprocess…
In altri anni le nostre aziende sono state premiate, evidentemente stavolta non c’erano progetti all’altezza ma non è questo un problema che mi preoccupa. Il problema vero è che le nostre aziende sono strozzate dal quotidiano, non hanno modo di guardare al futuro, di essere lungimiranti; in Italia si guarda al budget, al cliente che arriva all’ultimo momento, alle occasioni da non perdere. Da noi la media di occupati in un’azienda che fa tessuto tecnico è di 9 persone, in Germania di 150, è facile capire chi può destinare risorse alla sola programmazione e alla sola ricerca e chi no”.

Quali sono le politiche da seguire?
Intanto lavorare insieme per fare aggregazione e avere così numeri più grandi. Poi pensare che il tessile tecnico vale in tutti i settori, dall’automotive alla sanità, dal lavoro alla moda. L’Italia ha il grande pregio di essere una nazione che si adatta, che ha flessibilità e creatività. Se in Giappone o negli Stati Uniti inventano un materiale nuovo poi cercano in Italia le aziende per lavorarlo e lanciarlo sul mercato. Quello che manca è invece la capacità di investire su progetti a scadenza medio-lunga. Una volta questi venivano dal settore della chimica, che però oggi non esiste più.

Quale ruolo hanno le istituzioni?
Serve un grande supporto da parte di chi governa insieme alle università, come fanno all’estero, dove gli atenei sono di fatto obbligati a creare un rapporto stretto con l’industria. Tanto più in un momento in cui il tessile tecnologico può aiutare anche quello da abbigliamento tradizionale a fare un salto in avanti. Le aziende devono essere preparate, informate; la conoscenza è la discriminante per imporsi sui mercati ma anche per non far morire il settore. Dopo l’avvento del Far East il presso è diventato una discriminante ma ora non lo è più. Ultimamente il governo con Calenda ha dato un input importante ma manca ancora la questione formazione e scuola.

In effetti il tessile sembra non avere più un grande appeal sui giovani, che non ci vedono un futuro roseo. A Biella chiude il biennio magistrale di ingegneria tessile per mancanza di iscritti…
Bisogna smettere di parlare di crisi e problemi. Abbiamo creato il nuovo soggetto in Confindustria che racchiude tutta la filiera e insieme siamo il secondo settore più importante in Italia, perché i giovani e le loro famiglie non dovrebbero puntarci? E perché non siamo maggiormente supportati? Non abbiamo in Italia un’università tessile come hanno altrove, tipo a Lille o a Gent.

La sostenibilità può essere di aiuto a sviluppare sistema e attenzione?
Sì, perché ormai è una priorità nel sistema del tessile-abbigliamento italiano. E il tessile tecnico ne è interessato in doppia veste; sia come produttore di articoli sostenibili sia come produttori di tessuti che aiutano gli altri a fare prodotti sostenibili, come i filtri, i tessuti per le pale eoliche, i conduttori per i pannelli fotovoltaici…

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