Bello e Ben Fatto: la campagna parte da Prato

Se il Bello e Ben Fatto  è la carta d’identità dell’Italia nel mondo, se con oltre 170 miliardi di euro di beni ad alto valore simbolico e identitario, il Made in Italy Bello e Ben Fatto conferma la sua centralità per la crescita del Paese, allora è certamente il caso di tutelarlo e valorizzarlo al meglio. E questo può essere fatto con accordi commerciali solidi, organismi multilaterali rafforzati e la capacità di proteggere il marchio dall’Italian sounding. È quanto emerge dalla 13ª edizione di Esportare la Dolce Vita, il Rapporto del Centro Studi Confindustria, realizzato in collaborazione con SACE e con il sostegno di ANFAO, Confindustria Accessori Moda, Confindustria Moda, Confindustria Nautica, Federalimentare e FederlegnoArredo. La prima presentazione in Italia del rapporto, dopo la preview avvenuta in Brasile, è stata proprio a Prato presso il Museo del Tessuto, occasione per una riflessione cui hanno partecipato la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli, la vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione Barbara Cimmino, il Chief Economist di SACE Alessandro Terzulli, il direttore del Centro studi Confindustria Alessandro Fontana e l’economista dello stesso Centro studi Tullio Buccellato, che hanno presentato i dati del rapporto; ha seguito una tavola rotonda con i massimi livelli delle associazioni confindustriali di categoria: EdilegnoArredo con il presidente Andrea Bazzichetto; Confindustria Accessori Moda con la vicepresidente, oltre che presidente di Assopellettieri, Claudia Sequi; Confindustria Nautica con il vicepresidente Fabio Planamente; Confindustria Moda con il vicepresidente Michele Bocchese; ANFAO con il vicepresidente Nicola Belli; Federalimentari con il responsabile internazionalizzazione e rapporti parlamentari Massimiliano Boccardelli.

La ricerca stima un potenziale aggiuntivo di 27,6 miliardi di euro di export BBF, concentrato in larga parte nei mercati maturi, che rappresentano 19,4 miliardi. Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna guidano la domanda, confermando come i prodotti italiani ad alto contenuto estetico, qualitativo e culturale continuino a distinguersi per competitività e riconoscibilità internazionale.

“Per valorizzare il Made in Italy serve una strategia multilivello: rafforzare gli accordi commerciali, tutelare i nostri marchi e accompagnare le imprese nell’innovazione tecnologica e sostenibile per rafforzarne la capacità produttiva – ha dichiarato Barbara Cimmino – Gli accordi di libero scambio costituiscono oggi una leva strategica imprescindibile per la competitività dell’industria italiana. In questo senso, l’accordo con il Mercosur e la chiusura del negoziato con l’India rappresentano tappe fondamentali. Solo così possiamo trasformare opportunità globali in crescita concreta e duratura, consolidando la reputazione italiana come sinonimo di qualità, creatività e fiducia”.

Soddisfatta la Confindustria locale  per la scelta del territorio come sede per la prima presentazione italiana del rapporto. nelle parole di Fabia RomagnoliL’industria di Lucca, Pistoia e Prato ha una spiccata vocazione all’export ed è rappresentativa di quell’Italia che nel ‘Bello e Ben Fatto’ si riconosce e identifica – ha commentato – con settori che rappresentano vere eccellenze. Ma questo non basta: il Rapporto indica anche una rotta per il futuro. L’export continuerà a essere l’asse portante dell’economia nazionale purché le imprese siano in grado di competere efficacemente nei mercati internazionali. L’Europa e il nostro paese sono chiamati a fare quanto è in loro potere per porle in condizione di esprimere tutto il loro potenziale”.

Oggi il BBF può contare su oltre 1,2 miliardi di consumatori benestanti o molto facoltosi, pronti ad apprezzare prodotti italiani di qualità: una sfida da non lasciarsi sfuggire.

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