La Fortezza da Basso di Firenze apre oggi le porte al primo appuntamento stagionale con le fiere di Pitti Immagine, che come da tradizione è Pitti Uomo.
Sarà anche un momento per fare il punto sulla moda italiana, che aveva aperto il 2025 in un contesto di grande incertezza, con l’assenza di segnali di ripresa che, oggettivamente, sono ben nascosti anche in questo inizio di 2026.
Il quadro macroeconomico internazionale continua ad essere influenzato da tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e dal ricorso a misure protezionistiche, soprattutto da parte degli Stati Uniti. Tutto quindi lascia presagire la prosecuzione del rallentamento.
Secondo le stime elaborate dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda sulla base di indagini campionarie interne e dell’andamento congiunturale la moda maschile italiana chiuderà il 2025 con un fatturato in calo del 2,1% rispetto al 2024, arrivano a circa 11,2 miliardi di euro (19,3% del fatturato complessivo della filiera Tessile-Abbigliamento italiana).
Tutti i singoli micro-comparti dovrebbero terminare in negativo, ad eccezione dell’abbigliamento in pelle. Anche il valore della produzione sarà in flessione (stimata del -2,3%) e nel corso del 2025 pure le vendite oltreconfine hanno registrato un’inversione di tendenza, tornando in territorio negativo (export a -2%). Per trovare il segno + bisogna guardare alle importazioni (+2,8%).
Da gennaio a settembre 2025, le vendite oltreconfine del menswear made in Italy hanno registrato una contrazione del 2,5%, mentre le importazioni sono aumentate in media del 3,2%. Il saldo commerciale resta positivo e superiore a 1,9 miliardi di euro ma ridimensionato rispetto al 2024 (-14,6%).
Dal punto di vista geografico c’è divergenza tra le due macroaree: il mercato comunitario mostra una dinamica positiva (+2,6%), mentre le esportazioni verso i paesi extra-UE subiscono una contrazione del 6,9% pur restando il 51,3% del totale. La Francia (937 milioni di euro, 13,5% del totale) resta il principale paese di destinazione del menswear made in Italy (+3,4%) davanti a Germania (691 milioni, -3,5%) e Stati Uniti (686 milioni di euro, +4%). Fronte asiatico: la Cina (-16,7%) è quarta, il Giappone (+4,6%) ottavo, mentre calano bruscamente Hong Kong e Corea del Sud (-6,8% e -18,9%).
Relativamente alle importazioni i primi tre mercati di approvvigionamento hanno tutti andamenti positivi: la Cina si conferma il principale fornitore (694 milioni, +14,4%), poi vengono Bangladesh (649 milioni, +16,1%) e Spagna (413 milioni, +9,6%).
L’unico comparto con export in crescita è l’abbigliamento in pelle, mentre maglieria esterna (-5,5%), cravatte (-2%) e camiceria (-1,9%) hanno i cali maggiori.
In Italia invece la crescita ha interessato tutte le merceologie, ad eccezione delle cravatte (-8,2%). La confezione ha registrato un aumento del 2,1%, la maglieria esterna dell’1,9%, le confezioni in pelle dell’1,7%, e la camiceria dello 0,3%.








