End of waste, Confartigianato chiede coraggio

Dopo l’incontro alll’8° Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla normativa che regola la cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste) arrivano le considerazioni dei rappresentanti di Confartigianato Prato sull’assenza di una regolamentazione chiara sull’end of waste e sull’attuale confusione sulle competenze autorizzative di Stato e Regioni che, dice una nota “ha paralizzato le attività di riciclo e riutilizzo dei rifiuti creando gravi problemi a 525.000 imprese artigiane di numerosi settori, dall’edilizia al tessile, dalla lavorazione del legno alla meccanica, all’impiantistica fino al comparto alimentare”.

Moreno Vignolini

“Si tratta di una vera e propria emergenza – dice Moreno Vignolini, presidente della Federazione Moda di Confartigianato Imprese Prato e Toscana – che sta bloccando la transizione verso l’economia circolare in Italia e in particolare nel distretto pratese, il cui settore tessile ha subito nei mesi scorsi pesanti conseguenza per le note difficoltà di smaltimento degli scarti di lavorazione E’ inutile continuare a parlare di economia circolare e ambiente in tv e sui giornali se poi, quando si arriva ai livelli decisionali, non si decide e anzi si mettono ulteriori paletti: si rischia di prenderci in giro”.

Vignolini che ha portato all’attenzione della commissione la situazione del distretto pratese, che comprende circa 6.500 unità locali con più di 33.000 addetti complessivi e produce circa 50mila tonnellate annue di rifiuti che, opportunamente trattati, potrebbero essere reimpiegati per la produzione di nuovi capi e tessuti, ma che troppo spesso oggi prendono la via dei “rifiuti” solo per le complessità autorizzative e gestionali. La richiesta, in tal senso, è quella di un regolamento nazionale End of Waste per i residui e cascami di lavorazione.

“Abbiamo chiesto – spiega Vignolini – di consentire alle Regioni di autorizzare il riciclo caso per caso, nel rispetto della direttiva europea sui rifiuti. Ma ancora meglio sarebbe definire puntualmente i paletti per quanto riguarda l’end of waste, togliendo ogni spazio interpretativo all’ente controllore, dando certezze all’intero settore”. Oggi Vignolini ribadirà la propria posizione al ministero dell’ambiente con l’apertura del tavolo tecnico su questo tema.

“Vogliamo lanciare un appello forte – dice Vignolini – che è quello di trovare il coraggio e la lungimiranza per decidere qualcosa di veramente concreto in tema di economia circolare: si dica chiaramente cosa può essere definito rifiuto e cosa sottoprodotto, che si tratti di lana, cotone o poliestere. Occorre eliminare un eccesso di burocrazia ancora esistente in materia, come conferma il fatto che non solo per il tessile ma per tutte le attività che producono rifiuti da poter riutilizzare, a oggi si preferisce ancora smaltirli piuttosto che entrare nel ginepraio e nelle responsabilità del riutilizzo”.

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