“Abbiamo avuto una vera fiera di moda femminile”. Questo il primo giudizio di Georges Papa al termine di Fashion Link Milano, il “raccoglitore” di fiere che per quattro giorni ha animato lo spazio di Rho.
Lo storico organizzatore di fiere come Intertex e Ready to Wear è proprio in pieno lavoro per portare quest’ultimo salone all’interno di Fashion & Jewels.
“Per questa edizione è stato impossibile perché tra Magic a Las Vegas, che è la fiera di sourcing più importante al mondo, data di inizio vicina al Capodanno cinese e in pieno Ramadan le mie aziende di riferimento nell’area asiatica avrebbero avuto troppe difficoltà logistiche. Ma per settembre punto ad un centinaio di espositori che avranno a disposizione uno spazio tutto loro all’interno di Fashion Link. Parlo di marchi dalla Cina, dal Bangladesh e da altre nazioni che hanno espresso interesse, come ad esempio l’Etiopia o l’Ucraina dove, nonostante la guerra, si continua a produrre abbigliamento, visto che quella nazione lo faceva già ai tempi dell’Unione Sovietica, dove ogni repubblica aveva la sua peculiarità”.
Ci sarà anche l’Area Italia?
E’ un progetto nel quale ho creduto ma che è anche molto difficile, per due motivi. Il primo è che forse è troppo tardi per coinvolgere certe realtà, che potrebbero non avere più la forza per presentarsi sul mercato o che magari sono già state inglobate in gruppi e fondi. Temo che non ci sia un futuro per i laboratori indipendenti. Il secondo motivo è che molti continuano a proporre o vendere il loro piccolo brand ma in una distribuzione dove stanno sparendo tutti i commercianti multibrand diventa difficile trovare un negozio che compri da loro. L’unica alternativa possibile è fare casa-bottega, producendo e vendendo come una sartoria che fa qualità. Che adesso trovi, sapendo scegliere, anche comprando dai grandi gruppi.
Quindi sta pensando ad una alternativa?
Lavoro ad una via di uscita, un progetto che possa salvare contemporaneamente due realtà in difficoltà. Si riassume in una frase: “i produttori di abbigliamento italiani saranno la salvezza del negozio multibrand francese”. Questo perché i negozi multibrand che vendono qualità in Francia, in provincia più che a Parigi, fanno fatica a combattere con i monomarca e non possono comprare dai brand italiani perché non c’è marginalità a causa del prezzo. Ma ha senso voler essere per forza brand quando la vera qualità che hai è essere un buon produttore? Il mio intento è associare i produttori italiani selezionati in una fascia medio-alta ai negozi francesi. Ma è un ragionamento che può funzionare anche in Germania. Con un singolo negozio non ci sarebbero le quantità sufficienti e allora ci vuole una organizzazione che raggruppi i negozi per fare una sorta di centrale di acquisto. Potrei essere già pronto a settembre, ho già i partner francesi e sto cercando realtà nei distretti italiani come Carpi, Prato e altri. E se non ce la facciamo per la fiera di settembre andrò comunque avanti.
Torniamo a Fashion Link. E’ un format che vale?
Il team ha lavorato bene perché non è facile mettere insieme saloni che si fanno una volta l’anno come SìSposa Italia, con la pellicceria per esempio, visto che The One è in pratica l’ex Mifur, e anche questo si svolgeva una volta l’anno. Sono due settori con importanza enorme e hanno avuto lo spazio che meritano. bene anche Fashion & Jewels, che ha fatto da vetrina a tanti marchi di moda femminile, quansi come fa Pitti con l’uomo.








