“Internazionale e con tanta ricerca”; “involuta e troppo cambiata”. In poche decine di metri nella Hall 5 il giudizio degli espositori su Première Vision cambia radicalmente: dalle stelle alle stalle o viceversa, a seconda di chi parla (e magari anche del momento più o meno florido in termini di visitatori nello stand).
In quello che una volta era la “riserva di caccia” italiana, il padiglione 5 per l’appunto, sentire “buongiorno”, “prego”, “salve” è diventato quasi difficile: tra chi è venuto a Parigi l’accento principale è adesso quello lombardo. Quasi assente il toscano, se non nella parte Leather, mentre il biellese, di fatto, non c’è quasi mai stato.
Quindi seta, stampa e fantasie lariane e cotoni bustocchi risaltano nel “fortino” tricolore circondato dai competitor con gli occhi a mandorla o di bizantina memoria; francesi, portoghesi e spagnoli aiutano però a tenere salda la bandiera europea.
“C’è un cambiamento in atto – dice Carlo Rola di Arnia Cooperativa Sociale – e bisogna capire dove spostarsi per seguire il cliente. Noi crediamo in Première Vision e nella sua politica e continuiamo ad essere presenti con la nostra fantasia. Abbiamo allargato l’offerta anche al prodotto finito, con quantitativi minimi da venti capi in su, garantiamo una supply chain controllata e monitorata per qualità ed etica e Parigi ci sembra la sede adatta, perché vediamo tanta ricerca e un bel modo di presentare le collezioni attraverso i forum”.
Rimane la questione della tempistica e della concorrenza: “Per noi che non siamo basici – spiega Rola – arrivare troppo presto non è un vantaggio. Continuo a pensare che sarebbe bello se Milano Unica e Première Vision unissero finalmente gli sforzi e organizzassero insieme un salone solo, dividendosi una stagione per uno. Per quanto riguarda la concorrenza occorre un controllo dello Stato che preservi il nostro know-how coinvolgendo gli operatori del sistema. Cosa che ccon noi non è stata fatta”.
Meno entusiasta Giancarlo Pozzi, ovvero la terza generazione alla guida di un’azienda storica come la comasca Carlo Pozzi: “Questa fiera – dice l’imprenditore lombardo – sta decadendo nella sua componente principale. Ormai i saloni sono tanti e dispersivi e abbiamo riflettuto a lungo sul partecipare o meno a Première Vision. Abbiamo deciso di esserci perché il nostro prodotto si trova in questo stand e in pochi altri intorno a noi, tra italiani e francesi e quindi, finché chi vediamo qui non decide di venire a Milano Unica, siamo presenti. E Milano Unica deve mantenersi così com’è adesso, senza cadere nella logica dei numeri e del profitto”.
Una considerazione forte alla luce della grande incertezza che domina la filiera tessile: “La classe media è sparita – aggiunge Pozzi – ed uno dei prodotti di punta della nostra azienda, il tessuto per cravatte, risente del calo del formale. Ormai si vestono formali solo i giapponesi, gli italiani, gli spagnoli e pochi altri. Quindi la metà della nostra produzione vive di ordini ridotti; l’altra metà sono tessuti serici per abbigliamento di alta fascia ed in questo abbiamo ancora un vantaggio di qualità, ricerca e tradizione rispetto alla concorrenza orientale e turca, che è un treno in corsa al quale cerchiamo di sfuggire per non essere travolti. E sfuggiamo usando servizio, esclusività, creatività e proposte sempre nuove”.
Pollice alzato anche per Filippo Cervella, titolare di Intesa C., converter di tessuti con focus sull’abbigliamento da donna: “Première Vision – dice – rimane una vetrina importante e un modo per intercettare clienti; lo facciamo in tutto il mondo con una rete di agenti e lo facciamo anche qui a Parigi, anche se dopo il 2020 stiamo vivendo un periodo di crisi collettiva ed il feeling con la fiera è un po’ calato”.
Ma ci sono anche risvolti positivi: “C’è molta attenzione per gli espositori – spiega Cervella, che con la sua azienda ha uno sguardo a 360 sulle fiere partecipando anche a Milano Unica, Munich Fabrica Start e The London Textile Fair – e la sinergia con la cosmesi, che è un settore che adesso tira l’economia più del tessile, può essere una speranza per il futuro. Su date e tempistica posso dire che adesso per noi i problemi sono sulle consegne, i cui tempi si sono allungati di almeno due settimane, soprattutto dalla Cina”.
Infine una nota di amarezza: “Avessimo noi il supporto statale che hanno i nostri competitor…”.
“Presenti, ma con valutazione di anno in anno” dice Valerio Doneda di Brecotessile che però aggiunge “alla fine veniamo via sempre soddisfatti”.
Dopo tanti anni di lista di attesa per entrare a PV dal 2018 Brecotessile è nel cuore della Hall 5: “Venivamo e veniamo per i clienti internazionali – spiega Doneda – ma paradossalmente i francesi sono venuti a Milano e non si vedono qui. Questa rimane una finestra sugli USA, mentre stanno mancando i sudamericani”.
Parigi come richiamo per i clienti non basta più: “Ormai i tempi per le trasferte – conclude – sono brevi e finalizzati agli incontri in fiera. Il confronto è anche sui forum delle tendenze, che a Parigi sono diventati più accattivanti e internazionali dopo un periodo di tradizione e routine. Per quanto riguarda le date dico che l’anticipo di Milano Unica è andato molto bene, a giudicare dal numero di contatto e visite”.










