Il campo largo pratese promuove l’economia circolare

Riciclo tessile: Prato fa squadra per sostenere le posizioni del distretto e viene firmato un protocollo tra Confindustria Toscana Nord (in particolare alla sua sezione Sistema moda), associazione ASTRI, CID-Consorzio Italiano Implementazione Detox, CNA Toscana Centro, Confartigianato Imprese Prato e associazione Cardato Riciclato Pratese. Il distretto non è nuovo a iniziative del genere: nel 2019 Confindustria Toscana Nord, ASTRI, BuzziLab e CID si erano alleate per promuovere, valorizzare e migliorare le normative in tema di riciclo tessile. Oggi la squadra si è allargata e le sfide si fanno più complesse, infatti, sebbene l’attenzione per l’economia circolare e in generale per la sostenibilità venga ormai considerata un asse imprescindibile delle politiche industriali, la sua traduzione in norme e in prassi operative non è facile e potrebbe mettere in pericolo gli equilibri del distretto.

La sottoscrizione del protocollo è stata oggi al Museo del Tessuto: i firmatari si impegnano a promuovere concretamente l’economia circolare con progetti e azioni per ridurre gli sprechi nelle lavorazioni tessili e per favorire l’adozione di normative che favoriscano il recupero, riuso e riciclo dei materiali tessili sia pre-consumo (gli scarti delle stesse lavorazioni tessili) che post-consumo (gli abiti usati). Qualcosa è già stato fatto, ad esempio le missioni del Tavolo di distretto a Bruxelles alle quali è seguita una visita di una rappresentanza della Commissione europea a Prato, l’impegno comune per l’ottenimento del marchio IGP per il cardato riciclato pratese e per il relativo disciplinare. Qualcosa è in corso di svolgimento, come il lavoro con Textile Exchange per la definizione dei criteri di attribuzione della futura certificazione Material Matters, che riassorbirà l’attuale GRS e che include un tema delicato: quella della valorizzazione, ai fini del riconoscimento dello status di prodotto riciclato, di sottoprodotti di lavorazione come i cascami di filatura. Sottoprodotti che se non fossero inclusi nel ciclo cardato assieme a fibre provenienti da processi di stracciatura rischierebbero di non trovare destinazione produttiva: eppure attualmente non sono ritenuti qualificanti come riciclo di materiale tessile.

I temi cruciali per il tessile riciclato riguardano per lo più norme europee che presentano per il sistema pratese delle potenziali – se non molto probabili – insidie. E’ il caso dell’End of Waste: se il passaggio di un materiale di scarto dallo status di rifiuto a quello di materia prima secondaria venisse collocato in un punto troppo avanzato del ciclo penalizzerebbe sfilacciature e altre lavorazioni declassando la loro attività a trattamento rifiuti, con tutte le conseguenze del caso sul piano autorizzativo e burocratico. Criticità importanti anche per l’EPR-Extended Producer Responsibility, dal quale si genererà un business sul piano anche economico – oltre che ambientale – che rischia di tagliare fuori proprio le fasi produttive in cui risiedono le tecnologie e i processi decisivi ai fini della sostenibilità.

“L’EPR sarà un tema alla costante attenzione delle organizzazioni firmatarie del protocollo di oggi – afferma Francesco Marini, presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord – Occorre difendere la filiera, preservarne il valore ai fini della sostenibilità e fare in modo che non sia esclusa dalle dinamiche e dalle risorse EPR. Rispetto allo scenario del 2019 ora abbiamo anche un’altra sfida: quella legata all’hub tessile di Prato, che sarà operativo fra pochi mesi e la cui attività deve essere impostata in modo da generare le massime ricadute positive per il distretto che lo ospita”.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini