Inizia il 2026 di CTN, il messaggio di Romagnoli

Lucca, Pistoia e Prato accomunate nel nome di speranze e preoccupazioni nel 2026 appena iniziato sotto luci contrastanti.

La presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli ha tracciato un bilancio dell’anno appena chiuso, guardando già ai giorni a venire: “Il 2025 giubilare dedicato alla speranza – ha scritto in una nota – è un lascito prezioso per tutti, credenti e non, per un nuovo anno che proprio nella speranza deve avere il suo cardine, accanto a molte giustificate e ben note preoccupazioni”.

Il primo obiettivo del nuovo anno è “una pace urgente e stabile in Ucraina e in Medio Oriente. Sul piano economico, il vulnus inflitto dai dazi americani al principio del libero scambio ha avuto effetti diversi a seconda di paesi e settori, ma rimane un fattore negativo per lo sviluppo del commercio e della produzione su scala internazionale”.

Sul fronte europeo è ritenuto positivo il superamento della norma che imponeva lo stop totale alla vendita di motori endotermici già dal 2035 e l’apertura al principio della neutralità tecnologica per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, mentre preoccupa l’esaurimento delle risorse PNRR.

Per questo per la manovra di bilancio 2026 Confindustria è stata determinante per recuperare rispetto a un’impostazione iniziale che non convinceva. Per il territorio delle tre province toscane ok l’iperammortamento, esteso fino alla fine di settembre 2028, anche se, dice Romagnoli, “per le piccole imprese sarebbe stato più favorevole il credito d’imposta”. Parere opposto per le risorse per Transizione 5.0, per le quali c’è stata una serie di ripensamenti che lasciano molte imprese insoddisfatte. Sul tema dell’energia è partito l’Energy release 2.0, il meccanismo per fornire energia elettrica a prezzo calmierato alle imprese energivore che si impegnino a realizzare impianti per le rinnovabili, mentre per il gas, rimane il pesante differenziale fra il prezzo europeo TTF e quello italiano PSV.

Deindustrializzazione: a Lucca, Pistoia e Prato il fenomeno è poco percepibile ma non da sottovalutare e l’industria è e rimane centrale come motore di sviluppo e di occupazione. “La speranza che occorre per il 2026 non deve essere inerte ma attiva, costruttiva, aperta e generosa, orientata a un futuro che può essere davvero migliore. Dobbiamo crederci tutti: è il presupposto necessario per concretizzarla” conclude Romagnoli.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini