Medellin – Colombia
Escobar non abita più qui

Per Medellin una premessa è d’obbligo: chi si aspetta di rivivere situazioni da “Narcos”, la famosa serie tv ispirata alla figura di Pablo Escobar, rimarrà deluso. La città, intesa come istituzioni, associazioni e cittadini, stanno facendo un gran lavoro di ‘ripulitura’ da una fama non certo gradita e Medellin, ormai da qualche anno, viaggia verso la modernizzazione, il turismo culturale e non più legato alla droga o alla prostituzione minorile, l’efficienza di infrastrutture e servizi. Ed i risultati si vedono, come testimoniano i riconoscimenti internazionali ricevuti per i programmi di modernizzazione, più apprezzati di quelli di metropoli come New York, ad esempio.

Non è un nascondere la polvere sotto il tappeto e nemmeno negare situazioni di povertà, anche estrema: gli effetti della droga, soprattutto tra i giovani, si vedono nei numerosi ragazzi che girano per la città, anche ai limiti del centro storico, in condizioni di indigenza o di sofferenza fisica, ma il progetto di collegare le periferie, vere e proprie favelas arroccate sulle colline che circondano la città, con scale mobili e un tram moderno e dai costi assai contenuti, è un primo passo per limare le differenze di ceto e reddito. E sempre lungo le strade che collegano il fondo valle, e quindi plaza Botero, con i quartieri popolari valgono la pena (ovvero un’oretta scarsa di tram) i murales realizzati dagli artisti incaricati dalla municipalità di abbellire con la loro arte i muri altrimenti senza intonaco e colori delle case.

Collegamenti – Medellin ha un aeroporto internazionale, piccolo e collegato soprattutto ai paesi latini, a 30 chilometri di distanza. In teoria quindi vicino al centro, in pratica a oltre un’ora di auto, soprattutto se chi guida ha un’attitudine sportiva nel premere il pedale; altrimenti occorrono almeno 90 minuti. Aeroporto e città sono infatti divisi dalle prime propaggini delle Ande e per andare da un punto all’altro bisogna risalire fino a oltre 2.000 metri di altitudine e poi riscendere ai 1.500 della città: curve in salita e tornanti in discesa intervallati, sulla sommità delle montagne, da un tratto pianeggiante caratterizzato da pascoli con pecore, capre, cavalli, mucche e tanti altri animali raccolti intorno ai ranch, spiazzi con ristoranti con vista panoramica e ville immerse nel verde. La picchiata verso Medellin, in una strada comunque per molti chilometri a quattro corsie, non è consigliata a chi soffre il mal d’auto.

Spazio fieristico – Si chiama Plaza Mayor ed è molto vicino al centro storico, abbastanza comodo da raggiungere con la fermata della metropolitana Exposiciones (meno di un chilometro a piedi tra decine di officine per auto e moto e negozi dove lusso e modernità stanno faticando ad arrivare). L’alternativa sono i taxi, assai economici. I sei padiglioni non sono enormi ma la disposizione su più piani li rende capienti e funzionali: cinque sono attigui, il quinto, dove si trovano anche le sale per conferenze e convegni, è staccato, con ingresso alla base di una scalinata che serve anche da tribuna in caso di spettacoli o concerti. Tra le due aree espositive c’è la Plazoleta, luogo di feste, sfilate e gastronomia. Un altro spazio simile, appena più piccolo (in occasione di Colombiatex era la Zona Urbana), è tra il padiglione giallo e quello rosso. La presenza di collegamenti diretti tra padiglioni sia al piano terra che nel piano interrato (dove si trovano i servizi, compresa la sala stampa) rende veloce l’attraversamento della fiera da parte a parte.

Turismo – Medellin è una città che ha molto da offrire, sia per il clima che le vale l’appellativo di “città dell’eterna primavera” (quasi mai sopra i 34 gradi di giorno, quasi mai sotto i 16 di notte), che per la cultura e il divertimento. Il centro storico non è smisurato e, con passo adeguato, le cose principali possono essere viste in una giornata: i ‘must’ per chi viaggia per lavoro ed ha tempi legati alle fiere sono plaza Botero, con le statue donate alla città dall’artista colombiano, intorno alla quale si trovano il Palazzo della Cultura e il Museo di Antioquia, il Carabobo, l’ampia area pedonale tra le stazioni della metro Parque Berrio (all’uscita, sotto una loggia, c’è il murale di Pedro Nel Gomez che racconta la storia della città e la sua vocazione tessile, mentre di fronte c’è la basilica della Candelaria) e San Antonio, dove si susseguono in numero incredibile negozi e bancarelle con abiti e scarpe contraffatti da far invidia ai mercatini di Shanghai (anche perché i prezzi sono inferiori), mentre per il lusso ed i brand internazionali bisogna andare nei centri commerciali nella parte moderna della città, perché non ci sono negozi ‘di marca’ a livello di strada, neppure lungo la Playa, la via più commerciale del centro. E poi la Cattedrale Metropolitana, raggiungibile dalla carrera Junìn, la via costeggiata da negozi e bazar dalla quale prende spunto il verbo “juniniar”, ovvero andare a passeggio per botteghe. Inizia a fianco dell’Edificio Coltejer, il più alto della città.

Divertimenti e locali – Per il dopo fiera il riferimento è uno e uno solo: salire lungo la calle 10 fino al Poblado e alla Zona Rosa, il fulcro della movida di Medellin. Intorno al parco Lleras è tutto un brulicare di locali, discoteche, hotel, gallerie d’arte, ristoranti e pub: cucina tradizionale, internazionale, music hall, luci colorate e tutto quello che fa divertire compreso, di questi tempi, un wi-fi libero e ben funzionante in tutta l’area. Di giorno la zona merita una visita per apprezzare i colori e, anche in questo caso, i murales; di sera e fino a notte fonda per i suoni e la vivacità. Sempre facendo attenzione a non allontanarsi troppo finendo in zone meno sicure. Più vicino al centro, praticamente accanto alla fermata San Antonio, c’è il Salon Malaga, il bar dove la musica e il tango valgono quanto gli infusi serviti in tazze di porcellana. Tutto il locale, aperto nel 1957, è un museo di cimeli legati alla musica, dai grammofoni di due secoli fa ai juke-box anni ’60, tra pareti coperte di foto di cantanti, ballerini e personaggi famosi e dimostrazioni di ballo in occasione di eventi speciali.

Gastronomia – Due le esperienze dirette de La Spola, una al Poblado e l’altra nella parte opposta della città. La prima è il ristorante Carmen (Cra. 36 #10a-27). Ambiente elegante ma non sfarzoso, con giardino tropicale al piano interrato, luci piuttosto soffuse e cucina ricercata, con presentazioni eleganti ma senza lesinare sulla quantità di cibo. Il menù e vario, sia di pesce che di carne, entrambi piatti comuni per la cucina colombiana. La seconda è al Mercado del Rio (Cl. 24 #48-28), esempio di riqualificazione di un’area vicina alle vie di grande scorrimento che portano verso la parte moderna della città all’interno della quale è stato ricavato uno spazio con più punti di ristorazione e vari tipi di cucina, anche internazionale: si va dal piatto più ricercato all’hot dog e birra, il tutto tra musica, spettacoli dal vivo e clientela giovane e allegra.

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