L’essenzialità del presidente Simone Canclini, i tempi televisivi di Nicola Porro, la concretezza degli ospiti: la cerimonia inaugurale di Milano Unica ha avuto tempi da show, ritmi serrati e spunti interessanti, arrivati dalla tavola rotonda moderata dal giornalista di Mediaset.
Una giornata iniziata con i saluti del presidente Canclini, felice per un’altra edizione definita “da record” ma anche pronto a omaggiare Valentino con un minuto di silenzio. Ha definito “una forzatura ben accolta da tutti” la scelta della data per evitare sovrapposizioni con le Olimpiadi ed ha anche ricordato come varie aziende europee siano rimaste fuori dalla fiera per mancanza di spazi, con la possibilità di essere recuperate nel prossimo futuro. “Fantastico” invece l’accordo con Mercosur, che apre le porte a opportunità di mercato finora precluse dai dazi, mentre resta un po’ di rammarico per il ritardo con il quale si sta lavorando all’entrata in vigore dell’ERP.
Dopo l’intervento di Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, che ha ricordato il corposo investimento (25 milioni) per la realizzazione di uno spazio per l’hockey su ghiaccio femminile e lo speed skating che poi, con ulteriori lavori, diventerà il più grande spazio per eventi in Europa, è toccato al ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara colloquiare con Porro su percorsi scolastici, appeal da ritrovare e da sostenere da parte degli istituti tecnici e professionali, ingiustamente negli ultimi tempi meno considerati dei licei.
Poi la tavola rotonda, in cui il dibattito ha vissuto anche di botta e risposta sul ruolo, la marginalità e la sostenibilità del settore moda, con Carlo Capasa che si è aggiunto alla discussione sottolineando l’importanza delle materie prime controllate e salutari rispetto ai materiali che arrivano nelle case dall’estero e dal fast fashion.
Nel mezzo le posizioni di Claudio Marenzi, che ritiene l’Italia patria del lusso ma anche luogo in cui è impossibile o quasi produrre capi di fascia premium a causa dei costi, troppo più alti rispetto all’estero. Una tesi non del tutto sostenuta da Luca Solca, che vede un 2026 positivo in caso di proseguimento della curva di crescita dei mercati del lusso evidenziata nella seconda parte del 2025, anche all’estero. E che ha espresso molta preoccupazione per la situazione geopolitica, che potrebbe portare a eventi inaspettati sulle borse e, di riflesso, sui mercati, perché “non è vero che i ricchi spenderanno sempre e comunque”.
Simone Marchetti ha infine lanciato la proposta-provocazione: fare con la moda quello che è stato fatto con il cibo, ovvero far diventare il made in Italy del fashion patrimonio Unesco. Questo ricordando come l’immagine del settore sia stata in parte compromessa dalle ultime indagini giornalistiche sulla produzione negli opifici cinesi: “ma il 98% della moda italiana – ha detto – è fatto di eccellenze”.








