Orange Fiber
La moda di lusso ha il colore delle arance

Orange Fiber <br> La moda di lusso ha il colore delle arance

“L’arancia la mattina è oro, a pranzo è argento, la sera è piombo” recita un proverbio italiano ma nel nostro caso questo agrume ha le forme sinuose di un tessuto, quello prodotto da Orange Fiber, geniale idea imprenditoriale che in pochi anni si è imposta sulla scena del tessile-abbigliamento italiano. L’azienda infatti crea tessuti destinati al comparto moda-lusso utilizzando centinaia di migliaia di tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola produce ogni anno: risparmi sullo smaltimento, recupero e benefici per l’ambiente sono il risultato extra-tessile.
Le ‘genitrici’ di Orange Fiber sono Adriana Santanocito (a sinistra nella foto), attuale CEO, specializzata in fibre tessili innovative ed Enrica Arena, specializzata in marketing, comunicazione e raccolta fondi; alle due fondatrici si sono aggiunti gli imprenditori Francesco Virlinzi e Antonio Perdichizzi imprenditori, ed il legale Corrado Blandini. Orange Fiber fa parte del portfolio della FTL Venture Inc, il fondo internazionale di venture capital fondato dall’imprenditrice e fashion editor Miroslava Duma, presente anche nell’advisory board dell’azienda.

E’ Adriana Santanocito a raccontare a La Spola e a Showcase questa realtà, pochi mesi dopo un prestigioso accordo con Salvatore Ferragamo.
Orange Fiber è ormai nota nel mondo del tessile-abbigliamento ma raccontare come è nata, con quale intuito e quali fondi può essere di aiuto a chi ha idee geniali ma non riesce a concretizzarle…
Una delle nostre finalità è diffondere il Made in Italy oltre i confini con il lavoro e il nostro messaggio. Siamo nati dal desiderio di fare qualcosa per la nostra terra, la Sicilia, di trasformare un problema in una risorsa e portare l’innovazione e la sostenibilità all’interno del comparto tessile e manifatturiero italiano.
Nel 2011, nel corso dei miei studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, ho presentato una tesi sui materiali sostenibili, intercettando un trend giovane, ma che intuivo essere di sicuro sviluppo per il futuro. Nello stesso periodo sono venuta a conoscenza della situazione di sofferenza del comparto agrumicolo siciliano e ho avuto l’idea di sviluppare un tessuto ecologico recuperando i sottoprodotti della spremitura delle arance, bucce che non servivano più all’industria alimentare e che rappresentavano un peso non indifferente per le aziende stesse e, soprattutto, per l’ambiente: circa un milione di tonnellate l’anno in Italia, la cui gestione comporta ingenti costi per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente. Dall’intuizione del tessuto ecologico si è giunti in breve al brevetto, passando attraverso uno studio di fattibilità che io stessa ho aiutato a sviluppare nel laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, depositando il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014. A quel tempo condividevo la stessa casa a Milano con Enrica Arena, che studiava comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Enrica rimase affascinata dal mio progetto, aderendo all’impresa alla quale lavoriamo fianco a fianco dal 2014. Sicuramente sono state fondamentali certi aiuti ottenuti con concorsi e premi che abbiamo vinto e che hanno permesso di sostenere le prime spese di produzione e amministrative: tra questi l’aiuto ottenuto da Seed Money, progetto di Trentino Sviluppo (programma Operativo FESR 2007-2013 della Provincia Autonoma di Trento con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), e da Smart&Start, Invitalia (Ministero Sviluppo Economico), nonché il terzo posto ottenuto nella edizione 2016 della Global Change Award, un premio internazionale che sostiene la produzione circolare nella moda voluto dalla H&M Foundation.

Orange, nel nome, esclude la possibilità che pensiate in futuro a filati creati con gli scarti di altri frutti?
Ora siamo nella fase di sviluppo di mischie partendo dall’acetato ricavato dagli agrumi che ha molte potenzialità e che vanno tutte studiate e testate. Quindi per adesso il nostro nome rispecchia a pieno il nostro lavoro. L’obiettivo è raggiungere un grado di produttività – che vada di pari passo con la commercializzazione del tessuto – in grado di assorbire, se non interamente, almeno la maggiore quantità possibile del sottoprodotto agrumicolo. C’è ancora molto da fare prima di pensare di recuperare i sottoprodotti di altre lavorazioni.

La collaborazione con Ferragamo è un punto di arrivo o l’ingresso ‘ufficiale’ nel mondo della moda di lusso?
La collaborazione che si è concretizzata con il lancio della Orange Fiber Collection by Ferragamo il 22 aprile, per la Giornata Internazionale della Terra, è un bellissimo ingresso nella moda di lusso, ma rappresenta per noi anche un punto di partenza. Il nostro sogno è fare di Orange Fiber l’azienda leader nel segmento dei tessuti sostenibili attraverso una produzione “green” di tessili cellulosici da fonti rinnovabili e creare un marchio tessile altamente riconoscibile e differenziato dagli altri per l’impegno nella tutela dell’ambiente e la trasparenza dell’intera catena di produzione. Orange Fiber dovrà diventare l’azienda tessile di riferimento per i player del settore moda-lusso attenti alla tutela ambientale e all’esclusività.

Avete mai avuto un confronto con realtà simili alla vostra all’estero, con aziende che lavorano gli scarti naturali per ottenere fibre?
In continuazione, ogni anno a livello globale ci sono aziende che creano nuovi materiali alternativi per la moda, gli accessori, il design applicato ad ogni oggetto di uso quotidiano. Ci ha colpito l’idea di alcuni ragazzi italiani, vincitori quest’anno della Global Change Award, che hanno ricavato un materiale simile alla pelle, e quindi con le stesse applicazioni produttive, trattando i raspi dell’uva. Ci piace questa nuova mentalità tra i giovani imprenditori– che è poi la nostra – di trasformare un problema in una opportunità, un’occasione imprenditoriale con un risvolto ecologico e portarla all’estero, per dimostrare che siamo competitivi e attivi. Contrasta e svecchia una lassezza che ci ha visto ultimamente sempre di più lamentarci e poco reagire.

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