Solo giovedì sera sapremo se questa insolita combo ha funzionato, intanto la Fortezza si anima di kidswear e di filati in un’iperbole di novità e stimoli che percorrono tutta la filiera. Intanto un focus su Pitti Bimbo e la sua edizione numero 102. un’edizione importante come ha sottolineato Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine: “Un appuntamento molto importante per Pitti Bimbo, perché conferma e consolida l’impostazione che abbiamo dato al salone per metterlo in sintonia con le tante e profonde trasformazioni del mondo della moda per l’infanzia. Le tendenze più avanzate in termini di design e materiali, le nuove sensibilità dei piccoli consumatori, che sempre di più guidano le pratiche di acquisto, il peso crescente della dimensione lifestyle, l’attitudine alla ricerca come valore e principio imprenditoriale diffuso, il superamento dei confini rigidi tra azioni commerciali, comunicative e di pubbliche relazioni. Sono gli elementi che caratterizzano l’attuale volto del salone, insieme a un lavoro capillare su e con i migliori retailer internazionali, grazie alla collaborazione con l’Agenzia Ice”.
Le collezioni si trasferiscono al Top Floor con un allestimento ideato per favorire il contatto tra brand e compratori. “Complice una congiuntura difficile – dice Antonio Cristaudo, direttore commerciale di Pitti Immagine – stiamo pagando qualcosa in termini di quantità di adesioni (le decisioni da parte delle aziende avvengono sempre più a ridosso delle scadenze e credo che ci dovremmo attestare intorno all’85-90% di collezioni presenti nelle ultime edizioni), ma stiamo anche alzando la qualità dell’offerta con una serie di new entries di grande prestigio e consistenza di mercato”.
Luci accese dunque su circa 150 collezioni Autunno / Inverno 2026-27, di cui oltre il 65% internazionali. Il salone è anche l’occasione per fare il punto sulla congiuntura economica del comparto: nel gennaio-luglio 2025 l’export di moda bebè torna in territorio positivo e archivia un +2,2% pari a 91,4 milioni di euro. Con riferimento agli sbocchi commerciali, il mercato comunitario mostra un aumento del +3,6%, mentre le aree extra-UE crescono del +1,2%, continuando a coprire il 56,8% dell’export totale di abbigliamento per neonati.
Nel periodo in esame, gli Emirati Arabi Uniti diventano la prima destinazione dell’abbigliamento per neonati, scendono al secondo posto gli Stati Uniti, che si assicurano 7,7 milioni di euro a seguito di una flessione del -8,6%, che riduce la loro incidenza all’8,5%. La Spagna, terza per valore con 7,4 milioni, mostra un calo meno marcato del -3,6%, la Francia, appena sotto la Spagna, presenta un aumento del +2,4%, con un’incidenza del 7,9%. Tra i mercati emergenti spicca la Cina, che, con un’importante crescita pari al +42,2%, supera i 4 milioni di euro, consolidandosi con un’incidenza del 4,4%. Anche Israele segna un balzo straordinario, raggiungendo un valore di 3,9 milioni e una quota del 4,3%. La Polonia, con un incremento del +71,7%, rafforza la propria posizione a 3,7 milioni, mentre la Germania registra un calo rilevante del -12,4%, scendendo sotto i 4 milioni e segnando una contrazione importante in un mercato tradizionalmente cruciale. La Russia mostra una ripresa con un +22,1% e 3,1 milioni (va ricordato che per diversi anni il mercato russo è stato il primo acquirente del childrenswear italiano), mentre il Portogallo cresce del +15,3%. Qatar e Arabia Saudita confermano trend positivi.










