Sostenibilità, un traguardo necessario ma con qualche ostacolo

Giornalisticamente parlando il convegno sul tessile sostenibile che si è tenuto all'Unione Industriale Pratese ha portato molte notizie interessanti ed una in particolare, ovvero che la Regione Toscana allungherà i tempi del bando per il cardato destinato esclusivamente alle imprese tessili e di confezioni che dichiarano di produrre cardato almeno per un 60% delle loro attività. La scadenza del 27 marzo sarà prorogata… perchè le adesioni sono state finora poche: ed è questa la novità inattesa, visto che in ballo ci sono 1 milione e 829 mila euro di risorse ministeriali che sono state assegnate alla Regione Toscana a seguito della presentazione di un progetto per il sostegno e la valorizzazione della filiera del cardato rigenerato.

Per una volta che ci sono i soldi mancano i pretendenti, anche se va detto (cosa emersa anche al convegno) che l'obbligo di investire nella valorizzazione dei prodotti attraverso l'ottenimento di marchi e certificazioni ha portato molte aziende in quella che è ancora, per alcuni aspetti, una giungla normativa nella quale è facile perdersi o rinunciare per la presenza di troppe norme e paletti. Anche per questo motivo è stato organizzato il convegno: “C'è bisogno di comunicare alla aziende le opportunità che ci sono – ha spiegato il presidentedell'UIP Andrea Cavicchi – perchè il tessile sostenibile è sempre più richiesto dai mercati. Dobbiamo spiegare perchè e quanto conviene produrre sostenibile, con una spesa di investimento che certo c'è ma che torna indietro con utili e profitti e proprio per ammortizzare questa spesa ci sono strumenti e fondi da utilizzare”.

Prima della tavola rotonda, moderata dal professor Gaetano Aiello ed alla quale hanno partecipato Leonardo Borsacchi del Pin di Prato, Francesca Rulli di 4Sustainability, Giuseppe Bartolini del laboratorio delle analisi dell'Istituto Buzzi, Enrico Venturini di Next Technology Tecnotessile e Alessio Bitozzi dell'Unione Industriale Pratese, si sono susseguiti interventi e testimonianze a supporto della necessità di investire nel sostenibile.

Dopo che Silvia Ramondetta di Confindustria Toscana ha tracciato la mappa dei bandi e dei finanziamenti esistenti è toccato ad Aurora Magni (Blumine, Sustainability-Lab) 'entrare dentro' alle aziende e alla produzione: “Nessuno entra in un negozio e chiede una maglietta biologica – ha esordito per far capire che di strada da fare ancora ce n'è – e abbiamo dati che confermano che per ora in cima alla lista delle priorità c'è il brand e poi la speranza di fare un affare comprando qualità a baso prezzo. Quindi bisogna puntare sui valori che assicura la sostenibilità, ovvero il contenimento dei costi, l'adeguamento alle richieste dei clienti più consapevoli e l'aumento del valore reputazionale dell'azienda. Abbiamo interpellato 18 grandi e importanti aziende per chiedere loro come si approcciano al tema e 8 hanno dichiarato che affidano il 50% degli acquisti a criteri scientifici che attestino la sostenibilità; otto hanno già una green list di fornitori, mentre cinque si stanno organizzando per averla. E tra i valori più importanti ci sono, in ordine, l'assenza di sostanze chimiche nel tessuto, la tracciabilità e il rispetto degli animali, prima ancora che scoppiasse il caso Moncler. In tutto questo c'è da dire che il sistema per la certificazione è sempre più complesso”.

E dopo Mauro Badanelli di Acimit (vedi articolo a parte) è toccato a Raffaella Pinori (Filati Pinori, foto in alto) e Riccardo Matteini (Gruppo Colle) portare la testimonianza di imprenditori e investitori in sostenibilità, con il secondo che non ha mancato di mandare qualche stoccata al sistema Italia e alla necessità di fare squadra perchè “noi abbiamo fatto tante certificazioni, a iniziare dal Reach, per poi vedere arrivare da Oriente prodotti che non sono controllati”.

19-3-2015

Enrico Venturini (Next Technology Tecnotessile)

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