In un periodo in cui il calendario fieristico è soggetto a cambiamenti quasi continui, vuoi per scelte strategiche, vuoi per “obblighi” come ad esempio le Olimpiadi, Texhibition conferma l’abbinamento settembre-marzo, anche se su quest’ultimo mese le alternative potrebbero essere prese in considerazione.
Ithib, l’associazione che organizza l’evento di Istanbul, va avanti per la sua strada e guarda “dalla finestra” quello che accade altrove, ovvero a Parigi o Monaco di Baviera ma anche a Londra: “Settembre è il mese giusto per noi (la prossima edizione sarà dal 9 all’11, ndr) e per le nostre aziende, luglio no” dice Zekeriya Tanriverdi, membro del board che aggiunge: “Non vogliamo cambiare neppure la data di marzo, anche se febbraio andrebbe lo stesso bene. Ma quello è un mese già pieno di fiere in Europa e anche la disponibilità dello spazio nel centro espositivo è ridotta”.
Decisioni prese in un momento in cui il tessile-abbigliamento turco è alle prese con numeri difficili: l’export di abiti è calato nel 2025 del 7,3% rispetto al 2024, quello di tessuti dello 0,8% e la cosa peggiore è che il raffronto tra il gennaio 26 e il gennaio 25 segna rispettivamente un -3,3% e un -5,8%. Percentuali negative comuni, ed in alcuni casi addirittura molto meno dure, con altri settori trainanti dell’economia turca, come l’acciaio, i mobili o la gioielleria.
In attesa dei numeri dell’edizione numero 9 del salone, che si chiude oggi con un terzo giorno che continua a risentire del Ramadan, Ithib porta avanti un motto che vuole esaltare la crescita del settore in termini di competenze, magari anche per distaccarsi dai nuovi competitors africani: “Il prezzo è importante, ma la qualità vince”, inserendo nelle virtù del tessile turco anche la crescente importanza data ai temi della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente.







