Transizione 5.0, le modifiche preoccupano Confindustria Moda

Forte preoccupazione da parte di Confindustria Moda per le modifiche al Piano Transizione 5.0 contenute nel decreto fiscale e che penalizzano retroattivamente le imprese che avevano già programmato e realizzato investimenti sulla base di regole definite.

“Le decisioni assunte – scrive Confindustria Moda in una nota – rischiano di compromettere un principio fondamentale per il sistema produttivo: la certezza del diritto e la stabilità del quadro normativo. Colpire a posteriori investimenti già effettuati significa scaricare sulle imprese il costo dell’incertezza e indebolire la fiducia nel rapporto tra istituzioni e industria”.

Il rischio concreto secondo gli industriali di un settore già in forte difficoltà, è di frenare gli investimenti proprio nelle aree strategiche su cui il settore sta costruendo la propria trasformazione: innovazione tecnologica, sostenibilità, digitalizzazione dei processi e rafforzamento delle filiere.

“Non è più tollerabile – dichiara Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda – chiedere alle imprese del Sistema Moda di investire, innovare e sostenere la transizione e poi cambiare le regole a partita in corso. Quello che sta accadendo sul fronte degli incentivi e delle misure industriali mina alla base la fiducia tra imprese e istituzioni”.

Un intervento duro e chiaro: Questo non è un tema tecnico – prosegue Sburlati – ma è un tema di credibilità del Paese. Non si può chiedere alle imprese di guidare la transizione digitale ed energetica e poi penalizzare proprio chi ha investito per farlo. Così si blocca la trasformazione industriale e si disincentivano nuovi investimenti, proprio nel momento in cui il Paese ne ha più bisogno. La priorità è una sola: ristabilire condizioni di certezza e rispetto degli impegni. Prima di annunciare nuovi strumenti, bisogna correggere subito le distorsioni create e tutelare le imprese che hanno agito in buona fede”.

Non bastano rassicurazioni, servono atti concreti, chiari e rapidi

Quindi l’appello: “Chiediamo al Governo e al Parlamento – conclude il presidente – un intervento immediato e risolutivo. Non bastano rassicurazioni, servono atti concreti, chiari e rapidi. Le imprese della moda non chiedono privilegi, chiedono regole stabili, affidabilità e una politica industriale coerente con gli obiettivi che lo stesso Paese si è dato. Se questo non accade, il rischio non è solo rallentare gli investimenti: è compromettere strutturalmente la competitività della filiera e perdere un patrimonio industriale e occupazionale che non possiamo permetterci di disperdere”.

Condividi articolo
Matteo Grazzini
Matteo Grazzini