Per Ratti ci sono stati sicuramente anni migliori del 2025, che si è lasciato alle spalle un bilancio
di esercizio e consolidato negativo. Il CdA dell’azienda lo ha approvato prendendo atto del calo di circa 8 milioni del fatturato.
Col segno meno anche tutti gli altri indicatori: margine lordo (–1 milione), risultato operativo (–7,7 milioni), risultato dell’esercizio (8,3 milioni), posizione finanziaria netta (–9,4 milioni) e investimenti (2,6 milioni rispetto ai 5,8 del 2024).
Un calo del gruppo che si attesta al 9,7%, anche a causa della contrazione che ha riguardato il prodotto alto di gamma: il calo della domanda di prodotto stampato, dovuto anche all’aumento dei prezzi al consumo, ha portato a una compressione dei volumi produttivi lungo tutta la filiera.
Numeri che hanno portato Ratti a sottoscrivere il 5 maggio 2025 un accordo sindacale per l’uscita volontaria di un massimo di 55 dipendenti entro il prossimo mesi di aprile.
La discontinuità dei mercati dovrebbe continuare anche nel 2026 e questo rende incerto il prossimo futuro: la base di partenza sono i ricavi pari a 77,2 milioni di euro del 2025, in diminuzione di 8,3 milioni rispetto all’anno precedente.
Nel dettaglio delle aree di business vanno in attivo solo Ratti Studio (+13,7%) e Arredamento (+14,6%), mentre calano Ratti Luxe (-15%), Rainbow (-17,5%), Carnet (-10,1 %) e gli altri e non allocati (-87,1% ma rappresentano una quota minima del fatturato). Quindi complessivamente la contrazione del fatturato è stata del 9,7%.
Sui mercati si salva solo quello interno (+20%), mentre calano Europa (-23,1%), Usa (-31,8%), Giappone (-22,7%) e gli altri Paesi (-14,3%).
L’uscita di personale durante l’anno ha avuto costi di quasi un milione e mezzo: senza 54 dipendenti c’è stata infatti una diminuzione contenuta del costo del personale (-0,2 milioni), probabilmente più sensibile nel 2026.
Le uscite per investimenti riguardano ammodernamenti dei macchinari sia nei reparti di tessitura sia in quelli di tinto stamperia e finissaggio.







