Foto di Sungrow EMEA su Unsplash

Una Transizione di proteste anche a Biella e Prato

Arrivano anche dai distretti tessili critiche e perplessità per i contenuti del Decreto Legge Fiscale del governo in merito al Piano Transizione 5.0.

“Inaspettati e non in linea con quanto era stato assicurato a Confindustria nei contatti col governo” scrive in una nota Confindustria Toscana Nord.

“A essere colpite – continua la nota – sono le aziende “esodate del Piano Transizione 5.0″ che, pur avendo presentato la documentazione per le agevolazioni nei termini originariamente stabiliti (e poi anticipati), erano rimaste in lista di attesa a causa dell’esaurimento delle risorse del 2025. Era stato assicurato un rifinanziamento, ma non è stato così. Per queste aziende il Decreto prevede un credito di imposta, da utilizzare entro il 2026, pari a solo il 35% della quota spettante, variabile ma che raggiunge al massimo il 45% del totale dei costi. In sostanza le aziende recupereranno una quota che va dal 12,25% al 15,75%. Briciole, per investimenti di innovazione di profilo strategico, per i quali le aziende contavano su sostegni statali. Sono stati addirittura esclusi dagli incentivi gli investimenti in sistemi di gestione dell’energia e per impianti di energia da fonti rinnovabili a fini di autoconsumo; l’esclusione vale anche per gli investimenti per il fotovoltaico made in Italy che le imprese erano state incoraggiate a preferire ai pannelli cinesi, prevedendo un recupero fiscale che in via eccezionale poteva arrivare fino al 67,50% del totale dell’investimento”.

“Giusta la richiesta di Confindustria – dichiara la presidente di CTN Fabia Romagnoli –  di aprire un tavolo col governo e positivo il fatto che su questo punto ci sia stato ascolto, con la convocazione per domani. E’ importante trovare una soluzione al problema, anche per recuperare un clima di fiducia con le istituzioni”.

“Il Decreto Fiscale – sottolineano i vicepresidenti Tiziano Pieretti e Massimo Capecchi – è un elemento di forte criticità per il sistema Confindustria. Una misura così restrittiva e penalizzante non era, anzi le rassicurazioni ricevute andavano in senso opposto. Grave che investimenti virtuosi dal punto di vista energetico come quelli provenienti da fonti rinnovabili e destinati all’autoconsumo siano stati del tutto esclusi dall’agevolazione. Per le imprese è fondamentale percepire la vicinanza del proprio governo. Il provvedimento infrange il clima di fiducia. Cambiamenti improvvisi e penalizzanti come questo scoraggiano gli investimenti in Italia”.

Da Biella il presidente dell’UIB Barberis Canonico torna sugli stessi temi: “A rischio la fiducia delle imprese” dice con preoccupazione.

“Il decreto – aggiunge – introduce misure che consideriamo inaccettabili per il nostro sistema produttivo. Il taglio e l’esclusione degli investimenti nel fotovoltaico ad alta efficienza rappresentano una decisione ingiustificabile e con effetti pesantemente retroattivi. Queste scelte non solo incidono sulla liquidità delle imprese, ma minano anche il principio del legittimo affidamento e la stabilità del quadro regolatorio, elementi indispensabili per programmare nuovi interventi e continuare a innovare”.

Riprendendo le parole del presidente Emanuele Orsini, Barberis Canonico conclude: “Chiediamo che venga aperto con urgenza un tavolo di confronto con il governo per ripristinare condizioni chiare, affidabili e rispettose degli accordi. Oggi più che mai servono coerenza, responsabilità e una visione di lungo periodo. Le imprese di Biella e dell’intera nazione meritano certezza, non cambi di rotta improvvisi”.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini