I numeri da Istanbul, Texhibition trova conferme

Hanno sfiorato quota 20.000 i visitatori di Texhibition Istanbul, che ha chiuso un’edizione organizzata in un momento economico particolarmente difficile. Gli oltre 500 espositori hanno infatti attirato 19.325 visitatori, 5.565 dei quali internazionali in rappresentanza di Europa, Asia, Medio Oriente, Nord Africa, Nord America e altre regioni.

“Texhibition Istanbul dimostra anno dopo anno quanto sia forte e flessibile l’industria tessile turca. Soprattutto in tempi di incertezza globale, i marchi internazionali sono alla ricerca di partner affidabili con catene di approvvigionamento veloci e di alta qualità, ed è qui che la Turchia offre vantaggi significativi” dice Fatih Bilici, vicepresidente di İTHİB e presidente del comitato organizzatore.

“Il nostro obiettivo era quello di creare un marchio internazionale in cui si plasmano le tendenze globali e si rafforza la percezione della qualità dei tessuti turchi. Texhibition è andato oltre il semplice ruolo di piattaforma commerciale ed è diventato un’importante vetrina che riflette la visione e le ambizioni condivise del nostro settore” aggiunge Ahmet Öksüz, presidente di İTHİB.

Buono anche il feedback degli espositori, consci della difficile situazione e di un calendario che ha abbinato fiere e Ramadan.

“Siamo a Texhibition fin dalla prima edizione – dice Arif Nalbant, di Arta Teksil – e risuciamo a trovare nuovi clienti, che arrivano dai più diversi paesi, come Ucraina, Olanda, Belgio, Romania, Bulgaria e Tunisia. Ormai in Turchia la concorrenza è alta, i costi stanno salendo ed i nostri confezionisti guardano anche altrove. Uno dei nostri punti di forza è diventato il settore delle uniformi, visto che siamo fornitori Nato e i nostri tessuti sono usati da diverse forze armate e di polizia; molti dei nostri tessuti finiscono in nord Africa, dove vengono fatti confezionare dai nostri clienti”.

Usein Bozbek di Kipas conferma le difficoltà attuali dei mercati: “La situazione cambia di giorno in giorno – dice – e di certo ci sono stati periodi migliori. In questa situazione il tessile e l’abbigliamento non sono una priorità e per noi, che vendiamo in tutto il mondo, il quadro è ancora più globale. In più assistiamo allo spostamento della produzione di abiti in Egitto”.

“Ogni tre giorni aggiungiamo un nuovo prodotto al campionario – aggiunge Ali Solak di Antik Dantel, azienda produttrice di pizzi – per dare scelte ai clienti, che raggiungiamo anche in altre fiere, come ad esempio a Première Vision, che ci ha dato soddisfazioni, o Munich Fabric Start, che invece è stata al di sotto delle aspettative. A questa edizione di Texhibition abbiamo visto meno gente ma bisogna considerare la guerra in Iran, che ha portato al blocco dei voli in determinate aree”.

Conclusione affidata a Derya Gulen e Fatma Atay, di Altinyildiz: “Partecipiamo a molte fiere – dicono – e abbiamo clienti in ogni zona (Dutti, Max mara, Zara, Banana Republic e Ralph Laurent, ndr) e di importanti ne vediamo anche qui in fiera a Istanbul. Uno degli sviluppi più importanti è stato quello dei tessuti per uniformi, che vengono usati per le hostess e gli steward di Turkish Airlines ma anche per l’esercito degli USA e del Qatar o per la polizia del Michigan e del Texas. In questi ultimi casi i tessuti sono fatti con lana americana, ma lavoriamo molto anche con quella australiana. La situazione resta comunque molto difficile e non abbiamo un piano B, siamo soggetti ai dazi, alle guerre e nell’ultimo anno abbiamo visto ridursi il fatturato in modo pesante. Per fortuna abbiamo ancora il supporto del governo per partecipare alle fiere all’estero”.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini