Tessile e filatura

L’export di Prato, Lucca e Pistoia è tutto da decifrare

Sono tutti da interpretare i dati sull’export manifatturiero 2025 di Lucca, Pistoia e Prato dopo che l’Istat, la fonte per le elaborazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord, ha fornito i numeri in base al valore dei prodotti e non al volume.

Tra oscillazioni valutarie e costi delle materie prime proprio il valore ha subito cambiamenti tali da rendere difficile una valutazione della quantità di merce esportata. In ogni caso l’impressione è che ci sia stato un calo rispetto al 2024, che invece era stato un anno di crescita (+2,3).

“Lucca, Pistoia e Prato – osserva la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli – tornano in territorio negativo, a quota -1,7%. Un risultato quindi non certo esaltante ma neppure drammatico se si considerano i forti timori che ci sono stati, e che si sono oggi ulteriormente acuiti, per le politiche daziarie statunitensi e per le tensioni internazionali”.

Per quanto riguarda Prato arriva la stabilità (+0,2% rispetto a un 2024 chiuso a -0,5%). E’ in positivo, dopo due anni con un netto segno meno, il tessile (+1,6%) e di poco anche l’abbigliamento. Male la metalmeccanica (-6,2%). La percentuale del tessile diventa negativa (-0,9%) allargando il distretto ai comuni fiorentini e pistoiesi che ne fanno parte.

Segnali del tutto opposti per il settore moda arrivano da Lucca, dove l’export è calato dell’11,9%, mentre a Pistoia, che ha segnato un debole calo complessivo (-0,2%), sono cresciuti l’abbigliamento (12,3%) e le calzature (10,1%) ma esce con molti acciacchi il tessile (-8,4%).

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini