In una Francoforte dove l’inverno pare essersi dimenticato di salutare e prendersi una pausa c’è tanta Italia alla ricerca di visibilità, clienti, ispirazione e fiducia. Nei grandi padiglioni di Messe Frankfurt, dove le distanze sono quelle di una passeggiata da un capo all’altro di un paese di provincia, l’ingegno e la ricerca delle aziende sono in bella mostra negli stand singoli o, più spesso, nelle collettive realizzate con il contributo di Ice.
Molti sono alla Hall 12 di Techtextil: Acimit al piano terra, TexClubTec, da tempo ormai affiliato a Confindustria Moda, al piano di sopra. E proprio al 12.1 si è concentrata la visita del presidente di Confindustria Moda Luca Sburlati, accompagnato dal direttore Gianfranco Di Natale, mentre la vice Silvana Pezzoli ha atteso tutti nello stand della sua Sitip.

Il tessile tecnico italiano è a Francoforte da primo in Europa per numeri e qualità, una posizione primaria che una volta era appannaggio dei padroni di casa tedeschi. Tessuti, filati e soluzioni per ogni settore, anche e soprattutto al di là della moda, dai dispositivi di protezione all’edilizia, dal medicale all’aerospazio, fino all’energia e all’elettronica. Confindustria Moda con TexClubTec ha portato nel Padiglione Italia 28 aziende.
Ma tra i premiati agli Awards di Techtextil e Texprocess di verde-bianco-rosso non c’è traccia…
La cosa non mi spaventa, perché non è dovuta alla qualità ma all’incapacità di abbinare al valore dei prodotti la parte commerciale e di comunicazione. Siamo bravi, siamo i migliori ma non riusciamo a dirlo, a compiere l’ultimo passo. Quindi non sono spaventato ma dispiaciuto che non ci siano aziende italiane perché questo significa che ancora non si capiscono le potenzialità, le opportunità di riconversione offerte dal tessile tecnico.
Chi può aiutare queste aziende a compiere l’ultimo passo?
In parte la tecnologia ed in parte la consapevolezza di quello che sanno creare. Chi intuirà le opportunità offerte nei prossimi dieci anni da settori limitrofi alla moda, dall’arredo all’edilizia, troverà nuovi mercati, che poi non sono nuovi ma sostitutivi di quelli più abituali.
Tornando al tessile da abbigliamento come giudica l’arrivo di una nuova fiera targata Messe Frankfurt a Milano?
Credo che anche nel sistema fieristico sia tempo di alleanze europee, senza le quali si rischia di sparire. L’importante è che ci sia un accordo, perché con le guerre tra saloni c’è sempre qualcuno che ci rimette. D’altronde il concetto di “fare insieme” è anche nel piano strategico che abbiamo presentato a Roma. Bisogna tenere le fiere vicine alle fabbriche, in modo che chi le visita poi possa andare anche a vedere dove nascono i prodotti.







