Le linee guida del piano strategico della moda presentate alla Camera

Confindustria Accessori Moda e Confindustria Moda hanno presentato alla Camera dei Deputati le linee guida del piano industriale per il sistema Moda Italia da loro redatto.

“L’impatto delle crisi globali sul Made in Italy. Prospettive e interventi per il comparto della moda” il titolo dell’evento che ha fatto da cornice alla presentazione, alla presenza del ministro Adolfo Urso e con l’introduzione ai lavori dell’onorevole Fabio Pietrella.

“Il piano – ha detto il ministro – è in sintonia con quanto abbiamo delineato nel Libro Bianco “Made in Italy 2030″, che riconosce la necessità di consolidare il sistema della moda italiana, valorizzando il nostro patrimonio di eccellenza, qualità e creatività e rafforzando una strategia condivisa tra imprese, distretti e istituzioni. Solo con filiere pienamente integrate possiamo affrontare le sfide globali e accrescere la competitività del Made in Italy”.

Il ministro ha ricordato le misure a sostegno del comparto, concordate nel Tavolo Moda di inizio legislatura, delle quali il nuovo Piano Transizione 5.0 è un asset importante, con una dotazione di dieci miliardi nei prossimi tre anni; poi anche i contratti di sviluppo e i mini-contratti di sviluppo, il Fondo di Garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini, gli interventi sulle fibre tessili naturali e riciclate, il rafforzamento del credito d’imposta per i campionari e il sostegno del passaggio generazionale delle competenze nel recente disegno di legge sulle PMI.

I presidenti delle due federazioni Ceolini e Sburlati hanno sottolineato come serva una politica industriale dedicata per sostenere le filiere del tessile, abbigliamento e accessori, settori chiave della manifattura italiana per occupazione, innovazione e valore economico.

Il Piano propone sei azioni prioritarie: incentivare innovazione e investimenti; sviluppare il welfare aziendale; promuovere marketing e internazionalizzazione; favorire transizione digitale e green;
rendere più flessibile l’accesso al credito; potenziare istruzione, formazione e ridurre i costi energetici.

Gli interventi proposti possono generare effetti concreti sull’intera filiera, creando un circolo virtuoso di crescita e un ritorno fiscale maggiore dell’investimento richiesto. Secondo la LIUC Business School i due scenari possibili per il periodo 2026–2030 sono il Baseline senza interventi (perdita stimata di 19 miliardi di fatturato, 35.000 posti di lavoro e 4.600 aziende, con un calo di 5 miliardi di PIL e 6,6 miliardi di gettito fiscale) e quello con il Piano (investimento di 4 miliardi di euro): crescita di 30 miliardi di fatturato, 57.000 posti di lavoro e 6.200 aziende, con 8,7 miliardi di PIL aggiuntivi e 11,5 miliardi di gettito fiscale.

“Il Sistema Moda – ha affermato Pietrella – è uno degli asset strategici più importanti della nostra economia. La priorità è costruire una vera unione di intenti tra tutti gli attori della filiera, imprese, distretti, istituzioni, perché solo con filiere integrate possiamo affrontare le sfide globali e rafforzare la competitività del Made in Italy. Dobbiamo ora avere la capacità di proiettare tutte le azioni future in un orizzonte chiaro, individuando nel 2030 il punto di maturazione di questo percorso”.

“La nostra forza nasce dai distretti e dalle piccole e medie imprese – ha aggiunto Giovanna Ceolini – e difendere questa filiera significa proteggere competenze, lavoro e identità, ma anche garantire la tenuta economica e sociale di interi territori. Senza interventi concreti rischiamo di disperdere un patrimonio costruito nel tempo, fatto di saperi e professionalità che non sono replicabili altrove”.

“Il piano – ha concluso Luca Sburlati – è una necessità assoluta, non un esercizio teorico. I numeri ci dicono che senza interventi il Sistema Moda è destinato a perdere imprese, occupazione e capacità produttiva. Chiediamo al Parlamento di compiere una scelta di responsabilità: sostenere questa nostra proposta significa difendere un asset strategico nazionale e garantire futuro alla manifattura italiana. Va evitato quanto è già accaduto ad altre filiere simbolo del nostro Paese”.

Nel corso dell’incontro è stata presentata l’analisi “WHY Italia” di Deloitte, che evidenzia come si possono sintetizzare in tre mosse le direttrici da seguire per preservare, consolidare e sviluppare la manifattura italiana: Distretti, Investimenti, Aggregazioni.

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Matteo Grazzini
Matteo Grazzini