C’è tanta Prato alla 99′ edizione di Pitti Filati che si è aperta oggi a Firenze: sono 30 le aziende del distretto presenti per mostrare i filati per maglieria dell’autunno-inverno 2027-2028.
Alcune delle aziende hanno più linee e brand ma non mancheranno nemmeno altre aziende della filiera della maglieria o impegnate in attività di servizio.
“E’ un’edizione importante – dichiara Stefano Borsini, componente il Comitato tecnico di Pitti Immagine oltre che imprenditore del settore ed espositore in fiera – in particolare per le imprese specializzate nelle produzioni di lana, cashmere e in generale delle fibre di utilizzo più comune nell’autunno-inverno. La stagione fredda è storicamente la più congeniale alle tipologie pratesi, che pure ormai coprono con le loro proposte tutti i periodi dell’anno con la stessa efficacia ed eccellenza. La fiera arriva in un momento delicato per il settore, che soffre come molti altri per le difficoltà di contesto, a cominciare dalla stasi dei mercati. Molto opportuna quindi l’iniziativa di Pitti Immagine e di ICE che in occasione della fiera hanno promosso un incoming che coinvolge buyer di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud”.
Sono 70 le imprese produttrici di filati del distretto pratese; in media nel 2025 hanno impegnato 1750 addetti diretti, con un fatturato di 650 milioni di euro, in contrazione del 7% rispetto al 2024. L’andamento del comparto filati di Prato è stato negli ultimi anni peculiare, con un 2022 che, dopo il forte rimbalzo post pandemico del 2021, fu eccezionalmente positivo; da allora si è assistito a un arretramento, in parte fisiologico, delle attività.
Gli ultimi dati annuali disponibili, quelli del 2025, segnano -1,6% di produzione sull’anno precedente a sua volta negativo. Segno meno ancora più netto per l’export, a quota -6,2%. Il 40% del fatturato del settore è realizzato con l’estero. Il mercato principale è l’Unione Europea, che cede il -3,7%, a fronte dei paesi europei extra UE che viceversa crescono del 9,6%, così come aumentano del 7,3% anche i BRICS. Nonostante un -7% la Germania è la destinazione principale seguita da Romania, Portogallo, Francia e Bulgaria.
“I filati pratesi non sfuggono alle difficoltà che investono l’intero settore moda – commenta Gabriele Innocenti, coordinatore del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord – e la filiera pratese rischia di uscire da questa fase avendo perso molti pezzi, soprattutto aziende piccole e poco strutturate che non riescono a far fronte alle difficoltà: sono spesso imprese fortemente specializzate, portatrici di competenze difficilmente riproducibili e che sono alla base della straordinaria ricchezza creativa dei filati pratesi. Le chiusure di queste realtà sono perdite gravi, già in atto e che potrebbero accentuarsi. Oltre alla stagnazione dei mercati, una criticità importante è rappresentata dai costi: dall’energia alle materie prime, dai prodotti chimici ai trasporti, sono molte le voci di costo che hanno subito degli incrementi molto significativi. Complesso anche il percorso indispensabile per documentare e valorizzare l’impegno della filiera per la sostenibilità. Un tema, quello della tracciabilità e delle certificazioni, che vede la nostra associazione in prima linea: non a caso saremo presenti oggi pomeriggio al talk, organizzato da ICEA ‘Dalla fibra al claim'”.








