La Guardia di Finanza di Prato, sotto la direzione dell’European Public Prosecutor’s Office – Ufficio di Bologna, ha portato a termine un’indagine di contrasto al contrabbando di tessuti nel distretto tessile pratese: con l’operazione “Fraus ab oriente” sono stati così sequestrati oltre 7,8 milioni di metri lineari di tessuto importati dalla Cina in totale evasione di dazi ed Iva e più di 237 mila capi d’abbigliamento.
Le investigazioni, avviate da oltre un anno, hanno preso il via col monitoraggio dei flussi di merci su strada, sottoponendo a controllo tir autoarticolati e telonati provenienti dall’estero e diretti verso le
sedi di diversi magazzini nell’area dei macrolotti 1 e 2.
Già nell’autunno del 2025 era stato così individuato un articolato sistema di imprese “apri e chiudi”, con locali apparentemente sfitti o locati ad imprese estranee ai flussi: a capo del sistema di frode è stata individuata una donna di nazionalità cinese residente a Prato, indagata anche per i reati di trasferimento fraudolento di valori e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
I tessuti venivano importati illecitamente dalla Cina e trasportati verso i magazzini pratesi con documenti di trasporto alterati, che venivano distrutti una volta scaricata la merce. Per giustificarne lo stoccaggio gli indagati ricorrevano all’uso di fatture false, riferite a un percorso commerciale simulato attraverso società estere, in particolare polacche, tedesche, maltesi ed ungheresi, inesistenti o inattive.
Le indagini sono poi proseguite arrivando al sequestro, presso cinque aziende a guida cinese, degli oltre 7,8 milioni di metri di tessuto e dei circa 237.000 capi di abbigliamento, per un valore di mercato complessivo stimato in oltre 11 milioni di euro.
Sul sequestro è arrivato il commento del presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini: “Notizia non sorprendente – dice – e pur con proporzioni diverse, un triste spettacolo già visto, da collocare fra le multiformi attività criminali che si abbattono sul distretto pratese, lo danneggiano e ne intaccano la reputazione. Sembra che il sistema fosse incentrato sulla solita formula delle imprese ‘apri e chiudi’, all’origine dei reati e delle irregolarità più diverse in materia fiscale, di diritto del lavoro, di regole sulla sicurezza: anche questo dunque non sorprende. Un plauso alle forze dell’ordine che riescono, con difficoltà sicuramente grandi, a venire a capo di traffici come questo. C’è da chiedersi cosa accadrà adesso di quella merce. In passato i prodotti sequestrati sono finiti all’asta, venduti a prezzi nettamente più bassi di quelli di mercato, per una scelta comprensibile dal punto di vista dello Stato, ma anche l’ulteriore dimostrazione di quanto sia importante che questi fenomeni vadano prevenuti, molto più che repressi. Quando si verificano reati del genere i danni ci sono comunque, perfino quando le autorità riescono a individuare e stroncare il traffico illecito. Tessuti e capi che finiscono sul mercato in questo modo sottraggono spazio e opportunità alle imprese, pratesi e non, che agiscono nella legalità. Il fatto è che questa merce fatta circolare a basso prezzo finisce lo stesso per fare concorrenza sleale a chi opera con correttezza. Oltre alle infinite regole che le nostre aziende sono tenute a seguire sull’uso delle sostanze chimiche, chissà se anche nella produzione di queste merci: anzi, è molto probabile che non sia così. Il tutto in spregio alle regole che tutelano la salute pubblica, oltre che la leale concorrenza”.








