Visti in fiera – Clerici e il dialogo tra stampa e tessitura

Tornano facce note alla guida dell’azienda comasca leader nel settore tessile di alta gamma: Stefano Bernasconi è il nuovo o, meglio, di nuovo AD di Clerici Tessuto, dopo un anno di diverse esperienze. Lo troviamo a Milano Unica, dove l’azienda presenta una collezione che gioca tra luci, ombre e materia, dove l’ombra non è intesa come semplice assenza di luce, ma come elemento generativo capace di costruire profondità, suggerire movimento e modificare la lettura delle superfici tessili.

Si trova quindi un continuo dialogo tra tessitura e stampa, nei tessuti uniti e negli jacquard si trovano costruzioni materiche articolate, con effetti garzati e plissé, strutture tridimensionali e disegni differenziati sui due lati del tessuto.

Il feedback dei clienti è stato positivo a Milano Unica, per quanto le fiere non siano così decisive per un’impresa, come Clerici, che per l’80% vende prodotti speciali concepiti insieme al cliente, quindi totalmente esclusivi e frutto di una concertazione più che di una scelta dalla collezione.

“Il primo semestre è stato stabile – commenta Bernasconi – solo qualche punto percentuale in meno dopo una buona partenza. Vediamo la seconda metà dell’anno per la quale ci fa ben sperare la richiesta di ricerca da parte dei clienti, che quindi sono tornati ad investire. Da parte nostra c’è la proposta di una grande tipologia di fibre: cotoni, lini, sete, ma anche fibre sintetiche come il poliuretano. Torna il metallo, anche in mischia con la seta, e una plissettatura fatta al telaio con un ottimo effetto 3D che è molto piaciuto”.

Per quanto riguarda i mercati, l’Italia e la Francia restano i principali, con il 60% del fatturato sull’estero. “Abbiamo anche un ufficio a New York – commenta Bernasconi – ma gli Usa non sono un mercato principale perchè non ha player importanti nel mercato del lusso. Ad oggi i nostri maggiori investimenti sono per aumentare la flessibilità produttiva: gli orizzonti sono ormai a brevissimo e la gestione degli impianti non è banale soprattutto quando le armature da preparare sono complesse, come nel caso dei jacquard o dei velluti. L’AI non riesce ancora a sostituire le mani esperte dei nostri tessitori”.

 

 

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