Visti in fiera – La rivoluzione di Filpucci

La Francia dà grandi soddisfazioni a Filpucci e ammortizza l’importante investimento dell’acquisto dello showroom a Parigi: il mercato francese è infatti passato dai 5 a 13 milioni di fatturato. “Purtroppo ci sono stati dei cali su altri mercati, in primis l’Italia – commenta Federico Gualtieri, CEO Filpucci, in occasione di Pitti Filati – ma per fortuna ce ne sono di nuovi. Una piacevole sorpresa è il Vietnam che sta manifestando un nuovo interesse per la fantasia”. In ogni caso, al netto delle difficoltà che nessuno può negare per l’ultimo periodo, Filpucci nel 2025 ha portato caso una fatturato di circa 44 milioni di euro contro i 39 del 2024.

Un andamento buono che va di pari passo con lo slogan della nuova collezione: la Rivoluzione lenta del filato, che vuole quasi essere un manifesto, l’era del “detox” rivoluziona la maglieria tra nuovo massimalismo artigianale e ritorno alla natura. In un mondo in cui il benessere, la longevità e la salute mentale ridefiniscono lo status symbol contemporaneo, il lusso abbandona l’ostentazione e la ricerca di una perfezione geometrica e artificiale. La risposta di Filpucci è un manifesto tessile basato sull’imperfezione come valore artigianale, sul rallentamento dei ritmi produttivi e su una profonda ricerca tattile e rigenerante.

“Nelle ultime stagioni – commenta Gualtieri – il mercato della moda ha abusato di concetti come semplice, essenziale e discreto. Spinti dalla riduzione dei budget e dal bisogno di prudenza, i brand hanno proposto pezzi classici e lineari. Oggi, in un mondo imprevedibile, il consumatore cerca nuovi stimoli e vuole uscire dal torpore di una moda troppo cauta. Filpucci risponde con un nuovo massimalismo artigianale, dove la maglia esce dalla linearità industriale per abbracciare strutture grafiche tridimensionali, effetti bicolore e jacquard interrotti: strutture complesse, fiammature estreme, filati disuniti”.

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