CTN: nel 2018 il tessile pratese va meglio di quello nazionale

CTN: nel 2018 il tessile pratese va meglio di quello nazionale

Gioie e preoccupazioni per gli imprenditori pratesi. La conferenza stampa di fine anno di Confindustria Toscana Nord ha evidenziato come il tessile pratese abbia vissuto tre trimestri assolutamente positivi nel 2018, ma ha anche riportato le grandi preoccupazioni per le annunciate novità fiscali di questo periodo.

La novità di quest’anno, infatti, è stata un’indagine effettuata su un campione di aziende socie sul tema del fisco, in particolare sulle modifiche sostanziali che si stanno profilando nella manovra 2019 rispetto ai benefici fiscali per gli investimenti in beni strumentali (superammortamento al 130%, che non sarà prorogato), in beni strumentali avanzati 4.0 (iperammortamento al 250%, che rimane ma verrà rimodulato) e nella ricerca (credito d’imposta ricerca, che rimane anch’esso ma depotenziato), oltre che per l’immissione di capitale proprio in azienda, attraverso conferimenti o mancate distribuzioni degli utili (ACE, aiuto alla crescita economica, che sarà abolita e in parte compensata da benefici della cosiddetta mini-Ires). Alle aziende è stato chiesto di valutare quanto queste agevolazioni hanno inciso sulle operazioni condotte negli anni 2017 e 2018 e quanto inciderà negativamente la manovra fiscale 2019, qualora questa confermi le abolizioni suddette. Le risposte sono state chiare: le opportunità sono state colte in misura significativa, talvolta (come nel caso del superammortamento in aziende oltre i 50 dipendenti) da più della metà del campione, ma il 57% delle imprese ha dichiarato di vedere una penalizzazione nella nuova manovra economica se questa confermerà le riduzioni o le abolizioni dei benefici fiscali. Una percentuale che scende al 49% nel caso di imprese oltre i 50 addetti e sale addirittura al 61% per le imprese fino a 50 addetti.

“Questa indagine ha dato una risposta molto chiara: pur nelle incertezze che rimangono sulla manovra, si prospettano cambiamenti sfavorevoli agli investimenti delle imprese – ha commentato il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi – Apprezziamo alcuni aspetti fiscali della manovra in via di definizione: per esempio l’aumento della deducibilità dell’Imu sui beni strumentali, misura che come Confindustria avevamo chiesto e abbiamo ottenuto. Però abbiamo detto a più riprese che i benefici fiscali per gli investimenti in ricerca e innovazione, strategici per il futuro del nostro sistema produttivo, dovevano essere casomai rafforzati e non certo depotenziati; lo stesso vale anche la patrimonializzazione aziendale. Invece è proprio questo che si sta profilando, con un approccio miope che danneggia le imprese e rende più difficile la loro attività. L’Italia e chi la governa dovrebbero avere una maggior consapevolezza dell’importanza decisiva del manifatturiero per l’economia nazionale. La manifattura italiana ha compiuto e continua a compiere dei miracoli. Operiamo in un Paese con tanti, troppi problemi: dalle carenze infrastruttuali all’eccesso di burocrazia, dall’inadeguatezza del sistema formativo alle normative pletoriche, dal malfunzionamento della giustizia alla cattiva gestione del mercato del lavoro. Nonostante questa situazione caotica le nostre imprese riescono a realizzare risultati interessanti”.

Venendo alle note positive, a Prato il tessile rappresenta un’eccezione positiva in un quadro nazionale che per il settore porta il segno meno: la produzione industriale del 3° trimestre segna +3,7% sullo stesso periodo del 2017, con una media del 2018 che +2,1%.  Guardando ai diversi settori, ancora bene la meccanica, incluso meccanotessile, con +7,1%: il settore ha avuto nel corso dell’anno un’accelerazione, partendo da +0,7 nel 1° trimestre e +3,8% nel 2° trimestre.  Molto bene anche l’abbigliamento/maglieria con una crescita nei primi nove mesi dell’anno del 7,8%: in questo caso possono avere influito gli apporti delle aziende cinesi che lavorano soprattutto in questo settore, ma, come ha sottolineato Barbara Bigagli del Centro Studi di Confindustria “questo non pesa in modo significativo sui risultati del distretto dato che anche tutti gli altri settori, dove la presenza cinese è irrilevante, registrano segni positivi”.

Con percentuali di crescita più basse, ma comunque positive i filati (+12% nel terzo trimestre) e i tessuti (+5% nel terzo trimestre), una lieve contrazione solo per il conto terzi.

Per l’export, nei primi 9 mesi del 2018 le prestazioni non eccelse dell’abbigliamento e maglieria (+0,4%) determinano un risultato complessivo modesto (+0,9%); la metalmeccanica segna invece +5,2% (indirizzata soprattutto verso i mercati di Cina, Usa, Brasile e Polonia) e il tessile +1,2%.

Non possiamo che essere soddisfatti di questi risultati – conclude Francesco Marini, componente del Consiglio di presidenza CTN – anche alla luce del fatto che gli stessi settori sono in calo a livello nazionale: evidente il nostro distretto ha saputo cogliere importanti opportunità, come la digitalizzazione delle imprese e quelle fiscali, in più sta ripagando la scelta di investire su formazione (i ragazzi tornano agli indirizzi tessili di scuole e università) e su sostenibilità (stiamo dando alle nostre imprese nuovi argomenti per competere sul mercato globale). Siamo contenti anche del fatto che si sta riequilibrando il rapporto tra esportazioni e domanda interna”.

 

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