Imperial fa anche tortellini

Imperial fa anche tortellini

Dal fast fashion al fast food: Adriano Aere, fondatore e presidente di Imperial, si lancia in una nuova avventura, quella del fast food, ma un fast food molto speciale, alla bolognese che quindi molto fast non è.

Nessun timore per le sorti dell’unico marchio di fast fashion italiano e dell’azienda che Aere ha fondato con la moglie Emilia Giberti nel 1978, che resta il core business. Il fatturato del gruppo Imperial nel 2016 ha superato i 207 milioni di euro, nel 2014 ai due marchi Imperial e Please si è aggiunto Dixie che è passato dal fatturato di quasi 29 milioni di euro del 2014 ai 33 milioni del 2016, con una crescita del 14,9%.

Se l’espressione fast fashion è diventata di uso comune con la diffusione in Italia delle insegne di H&M e di Inditex che lavorano su economie di scala, riassortiscono frequentemente i negozi e presentano numerose collezioni nell’anno, Aere aveva adottato questa formula fin dagli anni ’80 salvaguardando qualità e Made in Italy: “Il prodotto è fondamentale – spiega Aere – ma lo è anche la parte che non si vede, di logistica, gestione dei magazzini, rapporto con i clienti wholesale e con i fornitori di materie prime. Abbiamo sempre cercato i margini e l’efficienza lì, non tagliando sulla qualità dei materiali o sulla creatività o, peggio, sul costo del lavoro. Ecco perché non credo di sbagliare dicendo che siamo l’unica azienda di fast fashion made in Italy. La fascia prezzo è quella dei grandi, ma non abbiamo de localizzato”.

L’export di Imperial oggi è al 50% e il progetto di ristorazione lanciato potrebbe presentare interessanti sinergie. In aprile Adriano Aere ha inaugurato a Bologna, proprio sotto le Due Torri, la Bottega Portici, dove si possono gustare i piatti più tipici della cucina emiliana oppure acquistarli per portarli a casa. “In questi mesi abbiamo ricevuto tantissime manifestazioni di interesse da turisti o imprenditori che, passando per Bologna, hanno mangiato alla Bottega Portici – ha commentato Aere – Sicuramente il progetto avrà degli sviluppi, vogliamo aprire altri locali in Italia e magari all’estero”.

La formula, come per i negozi di abbigliamento non gestiti direttamente, sarà quasi certamente il franchising, mentre l’edificio che ospita Bottega Portici è di proprietà del gruppo Imperial. “Il passo dalla moda all’hotellerie e alla ristorazione di fascia alta l’avevamo già fatto, con l’hotel Portici, che è un 4 stelle e ha un tasso di occupazione delle camere del 98%, e con il ristorante Portici, unico a Bologna ad avere una stella Michelin – conclude Aere – Ma lo street food all’emiliana ci mancava. O meglio, mancava proprio del tutto, in Italia e nel mondo”.

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