Indigestione di fiere? No, con scelte mirate

Londra, Parigi e Monaco di Baviera: un tris di paesi e città per tre fiere tessili in contemporanea che ‘obbligano’ le aziende ad un tour europeo di imprenditori e commerciali senza precedenti. Il moltiplicarsi di saloni del tessile abbigliamento da un lato testimonia la salute del settore ma dall’altro rischia di mandare in tilt calendari e organizzazione.

Non pare risentire di questi problemi di sovrabbondanza la London Textile Fair, che nel suo primo giorno di apertura ha registrato oltre duemila visitatori, per un pienone percepibile anche a occhio nudo, e che nel secondo giorno ammette anche gli studenti delle scuole di moda. La fiera continua a piacere, gli spazi sono esauriti e per il futuro non mancheranno novità, per le quali vi rimandiamo all’intervista di domani con l’organizzatore John Kelley.

Intanto la fiera si avvia alla chiusura e dagli stand arrivano ancora pareri positivi per il mercato e la qualità della clientela. E la Brexit continua a restare fuori dal Business Design Centre di Islington.

“E’ un mercato che sta mantenendo le promesse, almeno sulla stagione passata – dice Francesco Picchi allo stand di Picchi – e per noi rimane di riferimento, anche se non il principale. Ormai le grandi quantità si fanno solo in Spagna e quindi qui cerchiamo clienti di una fascia medio-alta che, per esempio, non esiste più negli Stati Uniti, dove in pochi hanno la possibilità di acquistare tessuto in Europa. Gli effetti della brexit non si vedono ma forse è presto, mentre cresce l’attenzione alla sostenibilità e per noi, che siamo stati tra i primi ad avere le certificazioni GRS e Oeko-Tex e che presentiamo i nostri articoli con l’etichetta “Be Eco” come garanzia, è un valore aggiunto. E finalmente è un riconoscimento anche per il lavoro che il distretto pratese fa da sempre”.

E sulla questione fiere “bisogna distinguere – dice ancora – tra quelle costose e impegnative, come Milano Unica e Première Vision, con la prima che adesso, con gli italiani tutti d’accordo, che sta andando veramente bene, e quelle intelligenti come questa, che a costo ridotto ti permettono di gestire un intero mercato estero”.

Tanta gente e clienti abituali tutti presenti anche per Ciatti e Baroncelli: “Siamo soddisfatti dalla qualità- dice Iacopo Ballerini – e per noi questo è un mercato in crescita perchè c’è richiesta di prodotti come il cardato tinto filo e lo stretch che risentono meno della concorrenza del far east. Per la Brexit bisogna attendere il cambio dell’euro futuro per capire come andrà ma per ora c’è voglia degli inglesi di acquistare il made in Italy. Per quanto riguarda le fiere abbiamo deciso di concentraci più che altro sui mercati dove abbiamo più clienti e quindi abbiamo fatto Milano Unica, stiamo facendo Londra e View e faremo Munich Fabric Start”.

Tra i risultati positivi centrati dalla fiera londinese anche la nuova area destinata alla sostenibilità, con molti visitatori sia nella parte dedicata all’esposizione dei tessuti sostenibili che ai dibattiti con gli esperti. E in crescita anche la visibilità dei tanti espositori turchi che, supportati dal governo e sotto le insegne di Ithib, l’associazione degli esportatori tessili di Istanbul, ha colorato di bianco e nero la fiera con la distribuzione di borse in tela e gadget.

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