Le critiche di Confindustria Moda al Decreto Ristori

Le critiche di Confindustria Moda al Decreto Ristori

Confindustria Moda ha voluto esprimere la preoccupazione per l’esclusione dal Decreto Ristori delle attività relative al commercio al dettaglio di biancheria personale, maglieria e camicie e al commercio di calzature e accessori.

La decisione del Governo arriva in un momento in cui tessile e calzaturiero sono in piena crisi, forse maggiore di quella di altri comparti dell’economia italiana. Fatturati in calo, cassa integrazione e mercati internazionali fermi  porteranno, scrive Confindustria Moda, “la seconda più grande industria manifatturiera del Paese a registrare un crollo stimato in 29 miliardi”.

Per Confindustria Moda hanno parlato Marino Vago, presidente Sistema Moda Italia, e Siro Badon, numero uno di Assocalzaturifici: “E’ cruciale emendare il testo della legge – hanno detto – affinché tutte le categorie possano continuare a vendere i propri prodotti, sia per tutelare l’occupazione e la sopravvivenza delle aziende che per assicurare un approvvigionamento di beni essenziali alla persona. Realtà che rappresentano gran parte delle attività di vendita al consumatore finale su cui il comparto moda si mantiene in vita e sono tutte oggetto di restrizioni da parte del Dpcm, laddove esercitino in zone riconosciute a massimo rischio di diffusione pandemica”.

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    Massimo C.
    17 Novembre 2020, 11:01

    E’ veramente imbarazzante il silenzio assordante del settore moda; Le imprese sono state penalizzate dalla pandemia che ha coinciso con l’avvio della campagna vendite invernale, penalizzazione proseguita con la PE e che proseguirà con la prossima campagna vendite autunno inverno 2021. Tale silenzio delinea marcatamente l’orientamento politico di chi ci rappresenta e ci ha rappresentato nel settore moda da decenni, che non alza un dito per non scontentare chi fino ad oggi, gli ha offerto posti e cariche immeritate, ma lautamente remunerate. Non si tratta di una crisi, è uno tsunami che, una volta passato, se non si comincia sin da ora a sostenere in modo rapido e concreto le poche aziende che producono il vero made in Italy, nel 2021 lascerà un profondissimo solco dal quale difficilmente potranno riemergere le piccole realtà produttive che caratterizzano l’estro tipico del Made in Italy!

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